Fo l'affabulatore ritorna in Rai
ROMA. Il Duomo di Modena come immenso libro di pietra da cui emergono la forza creatrice e la presa di coscienza di semplici scalpellini, operai e muratori: 'Il tempio degli uomini liberi", l'applaudito recital tenuto da Dario Fo in piazza Grande il 19 luglio, riporta il Premio Nobel in prima serata, domani sera su Raitre. In programma la registrazione integrale della lezione-spettacolo in cui ripercorre le vicende che portarono alla costruzione del duomo, nel 1099, sottolineando soprattutto la passione civile che animò la comunità modenese quando decise di intraprendere la colossale opera.
«E' l'unico tempio al mondo - sottolinea Fo - in grado di esprimere fino in fondo, per tutta la sua facciata, attraverso la navata e oltre 250 fra capitelli, metope, tavole e bassorilievi, una quantità enorme di discorsi che vanno dalle favole elegiache al dovere di ribellarsi al potere che opprime. C'è dentro tutto: la politica, la coscienza e la conoscenza, la dignità dell'uomo, e parliamo di cinque secoli prima dell'Umanesimo. Basta pensare alle numerose figure nei bassorilievi, ritratte mentre pensano: l'uomo che pensa è l'uomo nuovo. E poi ci sono l'arte, la storia, gli interessi, i conflitti tra chiesa e impero, il problema della morale, i trucchi del potere e soprattutto una società che cerca la libertà». Nato come spettacolo di quattro ore, ridotte poi a tre e ancora a poco più di due, diventato anche un libro di testi e disegni edito da Franco Cosimo Panini, il lavoro approda ora integralmente all'orario di massimo ascolto: «Mi sembra un segnale molto importante», commenta l'attore. «Evidentemente i dirigenti, che hanno visionato la serata dal vero e poi nella registrazione televisiva, hanno apprezzato il programma, che ha già funzionato con duemila e più persone in piazza, per tre sere di seguito». Del resto, 'Il tempio degli uomini liberi" non spinge più di tanto il pedale sull'attualità: «Non ce n'è bisogno», sottolinea Fo. «Un esempio? Una delle leggi più importanti dell'epoca, che precorse di quarant'anni la nascita dei Comuni, stabiliva che chi entrava in città dall'esterno, possedeva un mestiere e aveva voglia di agire di produrre nella società, diventava automaticamente cittadino e non poteva essere alienato per nessuna ragione, nè cacciato, nè arrestato. Beh, se questo era il Medioevo, di fronte ai poveracci che annegano ogni giorno nel canale di Otranto o al largo della Sicilia, viene da dire 'aridatece il Medioevo", evviva il senso di accoglienza, di difesa, di solidarietà», sottolinea l'attore, una passione per il teatro medievale e le cattedrali romaniche che risale agli studi giovanili all'Accademia di Brera e alle lezioni di architettura al Politecnico.
Lo spettacolo ha avuto un tale successo che «perfino dalla Germania - racconta Fo - sono venuti dirigenti dell'università di Stoccarda e di Wittenberg a contattarmi perchè realizzi la storia delle loro cattedrali».