Il petrolio va giù, ma il caro bollette è in agguato
ROMA. Iraq e Russia, con notizie una volta tanto positive, spingono in basso il prezzo del petrolio che a New York è tornato sotto i 45 dollari al barile (44,80 per il Wti, consegna ottobre), e sotto i 43 (Brent) a Londra. In Iraq lavorano di nuovo a pieno ritmo gli oleodotti, in Russia Yukos annuncia che pagherà una prima tranche di un miliardo e 400 milioni di dollari dei suoi debiti.
E comunque la sua produzione, cresciuta nei primi 7 mesi dell'anno dell'8,8%, non si fermerebbe nemmeno in caso di crack.
Cala il prezzo del petrolio, ma cresce di nuovo il gasolio. Ora Agip e Ip lo vendono rispettivamente a 0,977 e 0,978 euro al litro. Cala il prezzo del petrolio, ma non abbastanza per scongiurare una stangata alla bolletta energetica dell'Italia e delle famiglie italiane. Si calcola che l'energia costerà al nostro Paese 2 miliardi di euro in più rispetto allo scorso anno. Petrolio più caro significa aumenti per l'energia elettrica e per il gas.
A dire quanto aumenteranno è il Rie (centro Ricerche Industriali Energetiche di Bologna) che fa due previsioni. Una ottimista, con una quotazione del petrolio che torna a 37 dollari al barile, e una un po' più negativa con i livelli attuali di prezzo.
Nel primo caso l'energia elettrica aumenterebbe del 5% della tariffa, mentre il gas crescerebbe del 4,5%. Il primo aumento delle tariffe elettriche (3%) potrebbe scattare il 1º di ottobre, mentre dal primo gennaio ci sarebbe un rincaro del 2%. Se il petrolio non dovesse calare, gli aumenti sarebbero 4, i primi due del 3% e poi uno del 2 e uno del 2,2%. In totale il 10,2% in più di spesa. Con il petrolio basso ogni famiglia pagherebbe 20 euro in più per la luce e 30 per il gas. Con il petrolio alto l'aumento (con un consumo medio di 2700 chilowattora e 1400 metri cubi di gas all'anno) sarebbe di 40 euro per la luce e di 80 per il gas.
Ma l'Autorità per l'energia potrebbe anche non accettare una trasposizione diretta dei maggiori costi sugli utenti. Lo ha già fatto in passato.
Giovedi o venerdi a Palazzo Chigi ci sarà un vertice con Pietro Lunardi, ministro delle Infrastrutture, Antonio Marzano, Attività produttive, e Domenico Siniscalco, Economia, per mettere a punto strategie di intervento per combattere il caro-petrolio. «La proposta di rivedere le accise - dice Lunardi - è una di quelle in discussione, ma non l'unica». Marzano sta mettendo a punto iniziative per rilanciare la concorrenza fra le compagnie. Vuole che sia trasparente il prezzo dei carburanti, che i cartelli di ogni impianto siano ben visibili. Vorrebbe che anche le radio collaborassero a dare informazioni sui vari prezzi. Il ministero ha anche allo studio un intervento diretto sui telefonini degli automobilisti inviando sms. Il sogno sono cartelli come quelli sulle autostrade francesi dove il prezzo di verde e gasolio è indicato mettendo a confronto le aree di servizio che l'automobilista incontrerà lungo la strada.
Intanto Adicomsum ha fatto i conti con le accise. Confrontando i prezzi di dicembre 2003 e quelli di oggi e facendo una proiezione annuale gli automobilisti italiani pagheranno 187 euro in più di benzina, di cui 57 euro di tasse, e 172 euro in più, 28 di tasse, con un'auto a gasolio.