Il ritorno dei jet americani

ATENE.La giornata iniziata con la corsa più lunga, la maratona, si è chiusa con quella più breve, i 100 metri. Lo sprint torna ad essere appannaggio degli Stati Uniti (18 vittorie su 28 edizioni dei Giochi), con Justin Gatlin, allenato da quello stesso Trevor Graham che quattro anni fa aveva guidato Marion Jones alle sue cinque medaglie olimpiche. Tre medaglie in tre centesimi di secondo: oro per Gatlin in 9"85, argento per il portoghese Obikwelu (9"86) e bronzo per il campione uscente Maurice Greene (9"87).
La maratona è fatta per chi sa attendere. E' questa la lezione che l'inglese Paula Radcliffe, primatista mondiale sui 42,195 km ha imparato ieri. La britannica al 36º km passa dal sudore alle lacrime. La giapponese Mizuki Noguchi se n'è andata in fuga da una decina di chilometri, seguita dalla keniana Catherine Ndereba e quando la Radcliffe, che aveva dettato il ritmo per tutta la prima parte di gara, viene superata anche dall'etiope Elfenesh Alemu, la campionessa britannica decide di interrompere la sua corsa. Non basta essere i più forti per conquistare l'oro. Non conta che il primato della Radcliffe sia di 11' inferiore al tempo che consegna la vittoria alla Noguchi. Per salire sul gradino più alto del podio bisogna saper resistere al caldo asfissiante della capitale greca, bisogna non mollare mai, come ha fatto la piccola giapponese, resistendo alla rimonta della Ndereba e chiudendo la sua fatica con un risicato margine di dodici secondi (2h26'20" contro 2'26'32"). Paula Radcliffe, se mai avrà la forza di guardare i filmati della gara, vedrà la statunitense Deena Kastor agguantare il bronzo negli ultimi metri, lei che al ventesimo chilometro era staccata di quasi 2' dal gruppo di testa. Ora per l'impaziente Radcliffe, già trentunenne, la sfida più difficile: aspettare Pechino 2008.
Tra i vincitori di questi Giochi meritano una menzione speciale gli atleti svedesi. Pochi ma più che buoni. Ad Atene nell'atletica sono arrivati solamente in diciannove (la metà del contingente azzurro), ma negli ultimi due giorni hanno conquistato tre medaglie d'oro. Dopo il successo di Carolina Kluft nell'eptathlon, ieri è stato il turno di Christian Olsson nel salto triplo (17,79) e di Stefan Holm nell'alto. Con gli scandinavi vince un'atletica umana, sorridente e grintosa, come il 'piccolo" (1,81 m, il più basso tra i saltatori in pedana) Holm, capace di eguagliare il suo primato personale (2,36) nella gara più importante della vita, dopo aver pasticciato a 2,34. Si deve accontentare del dodicesimo posto Alessandro Talotti, che ha fallito di un soffio i 2,32. Poca gloria anche per il martellista Nicola Vizzoni: l'argento di Sydney, funestato dagli infortuni negli ultimi due anni e turbato nei mesi scorsi dal coinvolgimento in un'inchiesta antidoping, in finale è giunto undicesimo con 74,27.
(Andrea Schiavon)