E dopo la festa arriva la rissa

ATENE. Non sarà bella, né divertente, non avrà talenti incredibili, però è l'unica nazionale di calcio che vince. Non è poco in questi tempi davvero infelici per il pallone italiano e quindi è inutile storcere il naso di fronte a una vittoria per 1-0 contro il Mali: gli azzurri di Claudio Gentile vanno in semifinale soffrendo per 120' a dimostrazione che non sono qui in vacanza ma per cercare di vincere una medaglia.
Nel primo tempo Pelizzoli respinge un penalty di Sissoko e poi un colpo di testa di Bovo evita un finale ai rigori che sembrava ormai scontato. Ma se Gilardino spreca tre nette palle gol, è sempre difficile trovare qualcun altro che prenda il suo posto di bomber. A sorpresa, invece, spunta il gol decisivo di un giocatore che finora non aveva messo piede in campo in Grecia e che ridà all'Italia la possibilità di lottare in una medaglia nel calcio che non arriva da 68 anni.
La festa azzurra però è stata rovinata da una rissa: come dopo il quarto di finale contro la Spagna a Sydney 2000, ma almeno stavolta l'Italia ha vinto. Dovrebbe esserci spirito olimpico anche nel torneo di calcio, ma quando si tratta di sfide a eliminazione diretta, non sempre si riesce a mantenere la calma. Anche all'Olimpiade.
Al termine di Mali-Italia, si parla più di cazzotti e spinte che della qualificazione a una semifinale che riporta gli azzurri in zona medaglia dopo 16 anni. In Australia, Spagna e Italia se le diedero in campo e anche fuori, con Josè Mari tra i più attivi nel rifilare gomitate. Ad Atene i protagonisti sono equamente divisi, anche se sono stati i giocatori del Mali a iniziare una rissa che lo staff azzurro avrebbe volentieri evitato.
Ma al termine di una gara decisa al 116' gli animi non potevano essere particolamente tranquilli. Sculli ha sbagliato a rivolgere un brutto gesto verso il pubblico che aveva tifato Mali dall'inizio alla fine. Ma i primi a tirare pugni e ad aggredire gli italiani sono stati i giocatori del Mali, che hanno atteso nell'atrio comune il rientro degli azzurri e hanno poi iniziato quella che si può definire una rissa. «Quando sono arrivato io - racconta Simone Del Nero - ho visto venire verso di me due giocatori del Mali. Uno, credo il n.12 Drissa Diakite, mi ha tirato un gran pugno sul muso. Ho cercato di ridarglielo, ma l'ho preso solo di striscio. In realtà, la rissa era già iniziata, ma non so perchè».
Il primo a finire nel mirino degli africani è stato il team manager azzurro Vincenzo Marinelli e i calciatori azzurri sono poi arrivati in suo aiuto. Dal parapiglia alla rissa, il passo è stato breve, anche se l'intervento della polizia ha impedito che la vicenda degenerasse oltre. Gli azzurri devono augurarsi che il delegato Fifa Julio Rocha Lopez non abbia visto, altrimenti Gentile avrebbe seri problemi di formazione per la semifinale di martedi con l'Argentina.