Gli ultimi giorni di Hitler nel bunker: un film che farà scandalo
BERLINO. Un Hitler molto umano, che potrebbe far gridare allo scandalo: è quello che risulta dall'interpretazione del grande Bruno Ganz, eroe indimenticabile de 'Il cielo sopra Berlino" di Wim Wenders, che veste i panni del Fuehrer in un film che sta per uscire in Germania. «Si può rappresentare un mostro come essere umano?», si domanda critica la Bild, che anticipa in esclusiva particolari del film 'Il crepuscolo" la cui prima tedesca sarà il 16 settembre. Il film è tratto dal libro omonimo sugli ultimi 16 giorni di Hitler nella primavera del'45 nel bunker di Berlino.
E' stato scritto da Johachim Fest, il massimo biografo del dittatore nazista. Lo ha finanziato Bernd Eichinger, il produttore star tedesco che ha prodotto film di grande successo commerciale come 'Il nome della Rosa", tratto dal best sweller di Umberto Eco.
Il regista è Oliver Hirschbiegel.
Al film e alle ultime ore di Hitler nel bunker prima del suicidio è dedicata anche la storia di copertina del prossimo numero di Spiegel, in edicola oggi.
Il cast vede nomi di eccezione del teatro e cinema tedesco, come Corinna Harfouch, che interpreta Magda Goebbels, moglie del ministro della propaganda; o Heino Ferch, nel ruolo dell'architetto preferito di Hitler, Albert Speer.
Il risultato, scrive Bild, è «spaventoso, affascinante, umano, commovente, pazzesco». Il film «scuoterà la Germania: è lecito rappresentare un mostro come essere umano?». «Dopo 150 minuti lo spettatore è sconvolto, turbato, scosso e irritato: la bestia Hitler umana, troppo umana?», si interroga Bild. Secondo Bruno Ganz, il film parla di assassini, di gente orribilmente assetata di morte: «Penso che questo paese, questo Stato siano abbastanza solidi per accettare questo film». Positivo anche il giudizio di Fest: la storia moderna non conosce nulla di paragonabile agli eventi della primavera del '45, dice: Bruno Ganz recita Hitler in un modo che segna nuovi parametri, è davvero Hitler e a vederlo e a seguire il suo agire vengono i brividi».