Baldoni, si affievoliscono le speranze
ROMA. Enzo Baldoni, il giornalista free-lance umbro, collaboratore del settimanale «Diario», scomparso giovedi scorso nei dintorni di Najaf, è probabilmente nelle mani di una banda di predoni. Il cadavere del suo interprete, Ghareeb, autista, amico e compagno d'avventura, è stato trovato ieri sulla strada per Baghdad e ora si trova all'obitorio dell'ospedale di Al Iskandaria, nella cittadina di Latefia, a circa 50 chilometri dalla capitale. Era morto da almeno 48 ore, dal momento, cioè, in cui Enzo Baldoni è risultato irreperibile.
Secondo le testimonianze raccolte dal pacifista inglese Justin Alexander, la Nissan su cui viaggiavano Baldoni e Ghareeb si sarebbe staccata dalla colonna della Croce Rossa che, da Najaf, stava facendo ritorno a Baghdad, e sarebbe stata fatta saltare in aria da una banda non collegata alla rivolta che avrebbe sequestrato il giornalista e ucciso l'autista.
La Croce Rossa italiana ha subito inviato i suoi uomini all'ospedale di Al Iskandaria, verificando la morte dell'interprete. Il commissario straordinario della Croce Rossa, Maurizio Scelli, ha avuto la conferma dagli stessi contatti sciiti utilizzati durante il sequestro dei quattro italiani poi liberati che gli autori dell'agguato non appartengono alla guerriglia, ma sono «balordi». Neppure gli sciiti, comunque, hanno potuto confermare il sequestro di Enzo Baldoni.
C'è ancora uno spiraglio di speranza, ma è estremamente sottile. Pino Scaccia, inviato della Rai e amico di Baldoni, ha raccontato che il giornalista stava tentando con tutti i mezzi di intervistare Moqtada al Sadr, il leader sciita a capo della rivolta, e che aveva espresso l'intenzione di arrivare a Kufa, residenza abituale dell'imam. Una intervista, gli aveva detto, indispensabile per completare un libro che stava scrivendo. «Purtroppo - dice Scaccia - la notizia del rapimento è data per certo a Baghdad, anche se assolutamente non c'è nessuna conferma diretta o indiretta».
La giornata di ieri è stata un susseguirsi di incertezze e di speranze, sino alla conferma della morte di Ghareeb. E' stato il «blog» dello stesso Baldoni, vale a dire il sito Internet su cui il giornalista racconta giorno per giorno le sue avventure - www.bloghdad.splinder.com- a dare per primo la notizia, pur con tutte le cautele del caso. E sul sito, ora dopo ora, gli amici del giornalista tengono aggiornata la vicenda della sua scomparsa. Una «diretta» di incredibile impatto, in cui si incrociano i commenti di chi lo conosce, di chi segue il sito anche senza conoscerlo, di chi, con vari mezzi e contatti, viene a sapere qualche notizia in più. Insieme al racconto dello stesso Baldoni, che riesce a mantenere il sorriso e l'ironia anche nelle situazioni più drammatiche, il «blog» racconta del giornalista più di quanto sia possibile ai tradizionali mezzi di comunicazione.
Nell'azienda agrituristica «Il Collaccio» di Castelvecchio di Preci, in Valnerina, gestita dai quattro fratelli, la famiglia vive momenti di terribile ansia, anche se il fratello Raffaele continua a dirsi «preoccupato ma fiducioso». Per il direttore del «Diario» Enrico Deaglio l'ipotesi più accreditata resta il rapimento da parte di predoni. Una notizia buona e cattiva nello stesso tempo. Buona perché di solito i banditi si accontentano di un riscatto e poi rilasciano il rapito. Cattiva perché i predoni non sono contattabili. Proprio ieri gli uomini di Moqtada al Sadr, incaricati dalla famiglia del giornalista americano Maicah Garen di trattare la sua liberazione, hanno confermato i contatti con i rapitori ed hanno annunciato che il reporter americano potrebbe essere liberato nei prossimi due giorni.