«Voglio restituire serenità alle famiglie»
REGGIO EMILIA. L'ultimo atto da presidente della Commissione europea sarà anche l'occasione per ritrovarsi al fianco del nemico passato, presente e futuro, Silvio Berlusconi. Il 29 ottobre a Roma, Romano Prodi e i capi di governo dei Paesi dell'Unione firmeranno la Costituzione europea, uno dei fiori all'occhiello - con euro e allargamento a 25 - della presidenza del professore. Ma non aspetterà il 1º novembre - giorno del passaggio di consegne al portoghese Manuel Barroso - per cominciare a rituffarsi nella politica italiana. Prodi ha in programma un tour nelle feste di partito per spiegare la sua ultima proposta: quella delle primarie per scegliere il leader e «un programma condiviso, che poi viene portato avanti da tutti». Una posizione «da tenere senza indugi, fino alle elezioni e durante il mandato di governo». Insomma, stop ai distinguo dal resto dell'Ulivo.
Di questo ha parlato in un'intervista al nostro giornale.
Un'intervista in cui ha affrontato anche altri temi: politica internazionale («la guerra in Iraq ci ha reso meno sicuri»), prezzi («per quanti anni vorranno dare ancora la colpa all'euro?»), tasse («Berlusconi non le ha abbassate, la politica fiscale degli ultimi anni è stata di un'iniquità spaventosa»), programmi («gli italiani dovranno giudicarci per quel che proponiamo, non per quel che non ci piace di Berlusconi»). Per Prodi gli sforzi del Centrosinistra dovranno essere rivolti «a risolvere i problemi, in equilibrio fra le esigenze della società e il bilancio dello Stato». Con una sorta di parola d'ordine: «Restituire serenità alle famiglie anche nella quarta settimana del mese».
Euro, Unione a 25, Costituzione europea, tre grandi obiettivi centrati, E' mancato il quarto: l'unificazione della politica economica.
«E' vero, sotto questo aspetto l'accordo con gli Stati membri è fragile. Finché gli stessi Stati mantengono il voto all'unanimità sarà ben difficile arrivare da qualche parte».
Ma il conflitto iracheno sta li a dimostrare la debolezza dell'Europa.
«In quel campo l'Europa è impotente, inesistente».
Anche con l'immigrazione non è andata benissimo.
«Mi auguro che si riesca a smuovere forze centrifughe per ratificare decisioni essenziali. Se cooperiamo con i Paesi di partenza è evidente che avremo vantaggi. Dobbiamo avere la consapevolezza che senza immigrazione il nostro Paese è destinato a morire».
Il terrorismo, altra grande emergenza.
«Abbiamo fatto grandi progressi, la collaborazione fra gli Stati è diventata più forte. Le ultime norme di prevenzione sono molto più efficaci, ma alla fine la migliore arma resta la politica».
Non è facile, dopo il conflitto iracheno.
«La guerra in Iraq non ci ha reso più sicuri, anzi. La strada da seguire resta quella di soluzioni sempre meno unilaterali: puntare sulla cooperazione mediterranea, con i Paesi arabi».
Commissione Ue. Berlusconi ha scaricato Monti, preferendo Buttiglione.
«Con Monti mi sono trovato benissimo, è un peccato che la prossima Commissione debba fare a meno del suo importante apporto. A Buttiglione faccio i migliori auguri: dovrà impegnarsi in un campo non facile, dove le prerogative dominanti degli Stati membri sono in contrasto con quelle della Commissione. Mi auguro che riesca a entrare in una politica comune immigrazione e giustizia e che l'Italia offra un esempio di cooperazione europea».
Non sarà facile trattare con il ministro Castelli.
«Non aggiungo altro».
Facciamo un passo indietro, la moneta unica. Senza l'euro gli scandali Cirio e Parmalat avrebbero avuto conseguenze disastrose. Eppure l'euro si associa solo all'aumento dei prezzi.
«Ma per quanti anni ancora vogliono farlo? Ho già avuto modo di dirlo più volte: con l'euro i prezzi sono aumentati solo in Italia e in Grecia. Sarebbe molto più onesto che quelli che sostengono che tutta la colpa è dell'euro dicessero che non c'è più la possibilità di giocare con la svalutazione».
Intanto la crisi si traduce, per la famiglia media, nella difficoltà di affrontare la quarta settimana del mese.
«Un Paese può essere ricco solo se è innovativo ed efficiente. Bisogna unirsi in un grande sforzo di modernizzazione del sistema».
E' il tema della prossima sfida elettorale. Lei ha lanciato con forza l'idea delle primarie per candidato e programma. Sente la necessità di rinforzare la sua posizione verso i partiti o...
«Il problema non è di Prodi candidato o non candidato. L'Italia sta attraversando una crisi profonda e non se ne esce certo con il contributo di una sola persona. E il dibattito non può limitarsi alla sola campagna elettorale».
E se si votasse in anticipo?
«Dobbiamo essere pronti a tutto ma è meglio se tutto scorre con il suo ritmo naturale. Discutere serve soprattutto a questo, a creare uno spirito di coalizione, un progetto condiviso che poi viene portato avanti da tutti, non solo dal candidato».
Nell'Ulivo ci sono ancora molte differenze. Ad esempio, sull'intervento in Iraq e anche sulle pensioni.
«Proprio per questo serve un dibattito approfondito. Occorre una posizione comune da portare avanti senza indugi, fino alle elezioni e anche durante il mandato. Discuteremo, cercheremo e - mi auguro - troveremo una sintesi condivisa da tutti».
Ha già detto che pensa a un programma né contro né a favore di Berlusconi.
«Noi dovremo fare un nostro programma, scegliere un nostro percorso, senza preoccuparci di Berlusconi. Gli italiani dovranno giudicarci per quel che proponiamo, non per quel che non ci piace di ciò che è stato fatto finora. I nostri sforzi, le nostre scelte dovranno essere rivolte a risolvere i problemi, in equilibrio fra esigenze della società e bilancio dello Stato».
Le pesa ancora la caduta per un voto del suo governo, nel 1998, sulle 35 ore?
«Non ho nulla da rimproverarmi. Quello di andare fino in fondo fu un gesto di coerenza indispensabile. Se oggi ho un minimo di dignità morale lo devo anche al comportamento di quei giorni».
Torniamo a oggi. Il Centrodestra ha scommesso sulla riduzione delle tasse.
«Il Centrodestra non ha diminuito le tasse e il bilancio dello Stato peggiora di giorno in giorno. Fra i nostri obiettivi ci dovrà essere quello di restituire serenità alle famiglie anche nella quarta settimana del mese. Dando un messaggio chiaro e duraturo, spiegando quanto dovranno pagare quest'anno, l'anno prossimo e quelli dopo ancora, senza sorprese. La politica fiscale degli ultimi anni è stata di un'iniquità spaventosa, senza lotta all'evasione e con la forbice fra ricchi e poveri che si è dilatata. Dovremmo cominciare a richiuderla, a fare giustizia fiscale».
A proposito di giustizia. Un anno fa la sua estate fu turbata dall'inchiesta Telekom Serbia.
«Fui sommerso da accuse infami, che poi si sono dimostrate totalmente inesistenti. La commissione d'inchiesta non ha trovato niente, ha dimostrato solo il proprio fallimento. Io, Fassino e Dini non abbiamo reagito, abbiamo atteso che la giustizia facesse il suo corso».
E' un messaggio a chi si agita di fronte a un avviso di garanzia?
«Le accuse si sono ritorte contro chi le ha formulate. Pensavo che ci volesse più tempo e invece tutto si è sgonfiato rapidamente, la magistratura ha lavorato benissimo. Il disegno era chiaro: tenerci sulla graticola almeno fino alle Europee. Certo, tutti quei titoli basati sul niente... Si, penso che sia giunto il momento che debbano chiedermi scusa».