Snia, tutti al controllo per la tbc
PAVIA. La mamma liscia con le mani la tutina del piccolo Romualdo. Non c'è ferro da stiro all'ex Snia e nemmeno l'acqua per lavare i vestiti. Ma per portare i figli al dispensario - dove ieri ben 64 romeni si sono sottoposti volontariamente al controllo per la tbc - hanno sfoderato i loro abiti migliori. A breve saranno pronti gli esiti, per capire se il caso di tubercolosi è rimasto isolato.
«Non speravamo in una risposta cosi massiccia - dice l'assessore ai Servizi Sociali Walter Minella -. La comunità di immigrati che vive all'ex-Snia era già stata invitata a sottoporsi ai controlli nei giorni scorsi, purtroppo inutilmente. L'ultimo tentativo è stato ripetuto giovedi pomeriggio da un' assistente sociale del Comune che conosce i clandestini uno per uno. E gode della loro fiducia. Il suo appello è stato ascoltato. Era importante che tutti si sottoponessero ai controlli. C'è la necessità di tutelare la salute pubblica dei cittadini».
Solo un giovane romeno si è rifiutato di seguire i connazionali al dispensario di viale Gorizia. «Ma è stata predisposta un'ulteriore visita per lui lunedi mattina - spiega l'assessore - Qualora non si dovesse presentare chiederemo l'intervento delle forze dell'ordine».
Ieri mattina invece non ce n'è stato bisogno. E ai due pullmini che si sono presentati all'appuntamento alle 10.30 è stato necessario aggiungerne un terzo. Nessuno si aspettava un'adesione di massa.
E cosi ad assistenti sociali e obiettori di coscienza del Comune si sono affiancati anche un ufficiale e un agente di polizia municipale che hanno collaborato al trasporto verso il dispensario.
Il caso è esploso nei giorni scorsi quando al policlinico San Matteo si è presentato un uomo di origine romena, proveniente dall'area dismessa di viale Montegrappa. I primi accertamenti hanno confermato il terribile sospetto: tubercolosi. Il paziente è stato subito dirottato sul dispensario di viale Gorizia e da allora è sottoposto a una cura ferrea e pesante che, peraltro, dovrà seguire per alcuni anni. La preoccupazione per il possibile contagio si è subito fatta strada anche tra i responsabili dell'assessorato ai Servizi Sociali. «Dobbiamo intervenire per arginare eventuali focolai - hanno spiegato in Comune - e soprattutto per tutelare la salute pubblica». L'ex Snia, discarica a cielo aperto in cui vivono in media tra le 150 e le 200 persone, è una miscela esplosiva di cui fanno parte la carenza di acqua, di servizi igienici, la presenza di topi e parassiti, la povertà e il degrado in cui versano i suoi abitanti, molti dei quali bambini sotto i 4 anni.