Frecce d'oro e sciabole d'argento

ATENE. Serafico, pacioso, anche simpaticamente buffo con la sua mole robusta e in testa il copricapo tipico degli arcieri. Eppure di una freddezza incredibile, capace di trasmettere inquietudine nell'avversario e costringerlo all'errore o al tiro imperfetto. E' Marco Galiazzo, 21 anni, di Padova, la prima medaglia d'oro per l'Italia nella storia delle Olimpiadi nel tiro con l'arco uomini.
Il successo in finale su Hiroshi Yamamoto è stato quasi più facile rispetto alla semifinale che il patavino ha vinto contro l'inglese Godfrey. In quella Galiazzo ha dovuto tirare fuori il meglio, con il fantastico tris di «ten», di 10 punti. Nella finale contro il giapponese, 42 anni, sulla carta più navigato e già bronzo al Los Angeles, invece non si è assistito a volée impressionanti a raffiche di 10 punti per volta. Qui ha giocato molto la continuità e Galiazzo si è tenuto sempre tra i 9 e i 10 punti per scoccata, a eccezione di una sola, peraltro la prima, da 8 punti. Un successo conseguito a conclusione di un cammino che l'ha visto superare via via il messicano Serrano (164 a 163), il connazionale triestino Ilario Di Buò (162 a 155), che poi ha trepidato in finale per il trionfo dell'amico-compagno, l'americano Vic Wunderle (109 a 108), il britannico Laurence Godfrey (110 a 108) e, infine, il nipponico Yamamoto. Una vittoria prestigiosa, forse anche inaspettata per l'Italia, che aveva visto l'eliminazione del favorito Michele Frangilli. Prima d'ora, nell'arco individuale maschile i colori azzurri potevano contare solo su due bronzi individuali: entrambi vinti da Giancarlo Ferrari, alle Olimpiadi di Montreal (1976) e di Mosca (1980). E adesso Galiazzo, appassionato di computer, sarà la punta della prova a squadre.
Nella scherma, invece, non è bastata all'Italia la grinta del neocampione olimpico Aldo Montano. E per gli azzurri è solo argento nella sciabola a squadre. Una medaglia, quella d'oro, che manca al nostro paese da vent'anni, dalle Olimpiadi di Los Angeles del 1984. Serviva una grande prova di carattere da parte degli sciabolatori azzurri Aldo Montano, Gigi Tarantino e Giampiero Pastore. Ma la stoccata finale del francese Damian Touya faceva calare il sipario sul loro sogno. Una sconfitta che brucia, soprattutto dopo la grande prova, di nuovo, del livornese Montano, protagonista di una straordinaria rimonta, stoccata su stoccata, nel corso del sesto assalto. Ancora una medaglia, comunque, per la leggendaria famiglia Montano.