Federica, una stella d'argento vivo

ATENE. I due scossoni arrivano in serata dalle corsie dell'Acquatic Center. L'Italia del nuoto che era sembrata arrancare ritrova orgoglio e bracciata e, in meno di mezz'ora, conquista due medaglie, un argento e un bronzo, che valgono oro. Merito di una straordinaria Federica Pellegrini nei 200sl e del quartetto della 4x200 battuto soltanto dai mostri di Usa e Australia.
Veramente un belvedere: l'azzurro che sventola e il tricolore che sale... Niente inni, ma va bene lo stesso, questa scossa ci voleva: serve a tutta la squadra, ma serve soprattutto ai nuotatori che non erano partiti secondo le aspettative della vigilia. Fatto sta che Casa Italia festeggia, ma non solo: la medaglia d'argento della piccola-grande Federica è un segno importante per il futuro, è il nuovo che avanza e sgomita per farsi largo. Lo sanno bene Paolo Bossini, Paola Cavallino e Filippo Magnini che, rispettivamente, nei 200 rana, nei 200 farfalla e nei 100sl vanno in finale. È una grande prova quella della ragazzina di Mirano (che si conquista anche il record di essere la medagliata olimpica più giovane, 16 anni compiuti il 5 agosto, nella storia dello sport italiano): grande prova di carattere e di tattica. Parte bene e finisce meglio l'azzurrina, anzi, controlla per 200 metri quelle che ritiene le sue più dirette avversarie e che si trovano nelle corsie accanto alla sua. Perde di vista però la rumena Camelia Potec che, in corsia 1, tiene tempi e ritmi da medaglia. Alla fine toccherà prima, defilatissima, Camelia mentre la Pellegrini sta controllando l'ultimo attacco della francese Figues, poi terza. Peccato. Ma l'azzurra è stracontenta: «È stato un argento molto sofferto, ma ho lavorato tanto e me lo sono meritato. L'oro? Era possibile, ma la rimonta della Potec proprio non l'ho vista».
Il tempo di vederla sul podio e arriva il bronzo nella 4x200. Brembilla, Rosolino (stupenda la sua frazione) cercato e Magnini s'inchinano soltanto a Usa e Australia che hanno tempi e braccia migliori degli azzurri che però si confermano come terza forza al mondo. È un bronzo che vale come un oro. Come dire: dopo i marziani ci siamo noi... Ma il più marziano di tutti resta l'americano Phelps che schizza a quota tre per quanto riguarda le medaglie d'oro con la complicità del resto della squadra Usa nella staffetta, e con quelle sue bracciata da airone nei 200 farfalla dove sembra addirittura fare melina per non stancarsi troppo. E, anche se non ce la farà ad arrivare a quota otto medaglie d'oro è già scritto: Phelps sarà il personaggio di queste Olimpiadi.
Non lo saranno di certo i nostri Frangilli (arco), Scapin e Meloni (judo) e neppure Rota (scherma) che, a sorpresa, sono già fuori dai loro tornei. Tutti escono a testa bassa da questa esperienza, dopo essere stati eliminati da atleti di seconda fascia, anche se avranno modo di rifarsi nelle discipline di squadra. Nell'arco, invece, vanno avanti, nell'arco, Di Buò e Galliazzo che sono entrati negli ottavi. E mentre nel tennis avanza solo la Schiavone (fuori Farina e Camerin) giornata negativa anche per gli sport di squadra: l'Italbasket perde (ma gioca alla pari) dai campioni del mondo della Serbia-Montenegro e vanno ko anche le due nazionali del softball e del baseball travolte dall'Australia. Bene invece la pallanuoto che si vendica degli Aussie con un netto 8-4.