Mastronardi, lo scrittore dimenticato

VIGEVANO. Lucio Mastronardi, scrittore-simbolo di Vigevano, è morto 25 anni fa, in aprile. Nessuna iniziativa ha ricordato il XXVº anniversario, la scorsa primavera. E nessun appuntamento dedicato al venticinquennale compare nelle anticipazioni sul programma della Settimana della cultura, in calendario a ottobre. La famiglia di Mastronardi ufficialmente non commenta. Per timore, si dice, che anche l'intitolazione della biblioteca - all'autore del 'Maestro di Vigevano" è intitolata la civica di corso Cavour - venga revocata, come è accaduto per il premio letterario che oggi si chiama 'Città di Vigevano".
Due anni fa, il concorso letterario nazionale di narrativa aveva cambiato veste e nome. Da 'Premio Mastronardi" a 'Premio Città di Vigevano in memoria dello scrittore Lucio Mastronardi", inserito appunto nel programma della Settimana letteraria, e non più evento autonomo. La rassegna culturale di quest'anno - organizzata dall'amministrazione comunale - a parte il premio non prevede celebrazioni particolari. Anche se nel 2004 ricorre il venticinquesimo anniversario da quando il 29 aprile 1979, il corpo del 49enne Mastronardi venne recuperato nel Ticino. L'unica figlia Maria - nata dal matrimonio con la collega Lucia Lovati - aveva allora 4 anni.
Madre e figlia vivono oggi ad Abbiategrasso. Le separano da Vigevano pochi chilometri. E il fiume dove, un quarto di secolo fa, ha trovato la morte il maestro elementare che nei suoi libri traccia un ritratto amaro della sua città, pure molto amata.
«Mio padre non avrebbe potuto vivere altrove - ha detto in un'intervista Maria Mastronardi - Aveva un odio-amore, un legame inossidabile con Vigevano». La città lo ha forse ripagato con la stessa moneta: «Mastronardi ha raccontato una città che si è arricchita, ma non è stata in grado di seguire il denaro, perché culturalmente impreparata - ha commentato Maria Antonietta Grignani, docente universitaria, intervistata durante la registrazione di un video dedicato allo scrittore.
Mastronardi quindi «è stato la coscienza ingrata di una città in cui non si è mai integrato completamente». Perché «è stato la voce di una diversità ineliminabile, un contestatore della stupidità e del luogo comune». Qualche tempo fa, la famiglia aveva chiesto di intitolare una via a Lucio: l'amministrazione ha risposto che esiste già l'intitolazione della biblioteca. (a.m.)