Se la giustizia resta per aria


Ieri, 12 agosto 1944, la strage: uccisi, a Sant'Anna di Stazzema, 560 innocenti. Persino una bambina di 20 giorni. Persino un essere mai nato, cavato dal ventre della madre con una baionetta. Gli assassini furono i nazisti guidati e supportati dai repubblichini di Salò. Oggi, 60° anniversario del massacro: fanfare, discorsi ufficiali, marea di popolo a presenziare. Ma la giustizia? L'armadio della vergogna, dove erano custoditi, ben lontani dagli occhi del popolo, 695 fascicoli, di cui 415 con i nomi e i cognomi dei criminali, fu scoperto nel giugno del 1994. Quindi dieci anni fa. Quasi tutti quei crimini finirono nuovamente sotterrati con decreti di archiviazione: morti i testimoni, morti i colpevoli. Le vittime furono 15 mila, forse 20 mila, forse anche di più, perché tanti eccidi neanche finirono nell'armadio della vergogna, vennero, semplicemente, dimenticati. Ma alcuni assassini sono ancora vivi, alcune inchieste si sono incominciate a fare, come quella per Sant'Anna di Stazzema. Ebbene, sapete quante udienze si sono tenute? Quattro, forse cinque. Sessant'anni di attesa per arrivare a tanto poco? Non per responsabilità dei singoli, per carità: bisogna intendersi con estrema chiarezza. Quei fascicoli li chiuse nell'armadio della vergogna un governo di centro-destra, presumibilmente quello presieduto da Alcide De Gasperi a partire dal maggio del 1947. La maggior parte di quei fascicoli, cinquant'anni dopo, è finita alla procura militare di La Spezia che ha competenza sui territori dove nazisti e fascisti maggiormente esercitarono il loro dominio di morte: Toscana, Emilia, Marche, parte della Liguria. Quindi competenza anche per l'ecatombe di Sant'Anna, di Marzabotto, dell'Abbazia di Farneta... Ebbene a La Spezia c'è un solo magistrato militare affiancato da un praticante, ad occuparsi di questa enorme mole di un passato tutto da decifrare per capire quali sono i criminali ancora vivi, quanti i morti, come accertare le singole responsabilità. Per fortuna che lo coadiuvano un tenente colonnello dei carabinieri, Roberto D'Elia, con la sua squadretta di uomini multilingue. A chi dobbiamo tutto questo? Piove, governo ladro? Ebbene si. Il governo, questo governo, non ha alzato un dito. Oggi è arrivato il ministro degli interni Giuseppe Pisanu: non poteva mancare data la presenza di Otto Schily. Gli ho detto: lei è l'unico membro di governo di questa maggioranza che si è degnato di arrivare fin quassù a ricordare questo massacro. E lo fa con un ritardo di 60 anni. Ha risposto con prontezza: «Ma io ho fatto la proposta per la concessione della medaglia d'oro al valor civile per Jenny Dibolotti Marsili». Jenny, la mamma che per salvare il figlio lanciò contro i nazisti uno zoccolo. E la giustizia, ministro? La domanda si perde perché è arrivata la banda, via alle cerimonie, ai discorsi ufficiali. E la giustizia è rimasta per aria.

Franco Giustolisi