«Si possono leggere, ma non pubblicare integralmente»

Il volume postumo di Maria Corti I vuoti del tempo (Bompiani, 2003) dedica un capitolo a Italo Calvino, capitolo che si apre (pag. 137 e seguenti) con il paragrafo Un eccezionale epistolario d'amore. Maria Corti riprendeva qui alcuni temi da lei presentati al Convegno che la città di Sanremo aveva dedicato al suo scrittore.
Nella stessa pagina e nella successiva si legge: «L'epistolario giacente dal novembre 1994 nel Fondo Manoscritti dell'Università di Pavia, per preziosa iniziativa di Carlo Caracciolo, consta di 297 lettere di Calvino alla De Giorgi, tutte di rilevante lunghezza, delle quali 144 (dal giugno 1955 alla fine estate 1958) sono state sigillate, in base alle disposizioni dei Beni culturali sugli epistolari, per 25 anni, periodo per il quale non sono consultabili né descrivibili dato il carattere privato delle missive.
Postillerei solo che si tratta forse dell'epistolario più bello, cosi lirico e drammatico insieme, del Novecento italiano. Le rimanenti 153 lettere (febbraio 1955-dicembre 1959) salvano per noi il lavoro dello scrittore, alcune tematiche assillanti, problemi di scrittura, teatro; si potrebbe spesso definirle un avantesto, cioè la fase embrionale di alcuni racconti composti in quegli anni e i cui motivi sono sorprendentemente riconoscibile nei testi epistolari. [...] A parte citerei cinque lettere a relazione finita [...]. Sono testimonianza dell'inesattezza o vacuità dei racconti orali su una rottura violenta del rapporto fra i due. Calvino ha il tono di un vecchio amico malinconico, dice che il passato è un tesoro da portare con sé per la sua bellezza perfetta, le parla di Pasolini, dice di lei 'Sei sempre la donna delle intuizioni critiche", da New York le commenta la propria 'febbre di conoscenza", e sembra sentire la mancanza del dialogo con lei».
Maria Corti prosegue poi utilizzando il contenuto di alcune lettere per interpretare le opere di Calvino legate all'incontro con Elsa De Giorgi, dimostrando come la conoscenza della loro vicenda sia essenziale a una lettura critica di Gli amori difficili, Il cavaliere inesistente, Palomar (visto che uno dei nomi d'affetto con cui le si rivolgeva era appunto «Paloma»: v. p. 148).
Queste lettere erano state all'atto dell'acquisizione consultate da un giornalista del gruppo «Espresso-Repubblica», Enzo Golino, che ne offriva sul settimanale un elegante e sintetico ragguaglio. L'Università di Pavia ritenne di dover privilegiare chi - e non solo in quell'occasione - era intervenuto generosamente per acquisire come «bene pubblico» documenti essenziali per la storia letteraria del nostro Novecento.
Proprio per non cadere nei due rischi opposti, della tentazione di scoop giornalistici e di uso privato ed esclusivo (magari concorsuale) di documenti acquisiti con fondi pubblici, la Direzione del Centro Manoscritti sottopose il problema generale dell'uso di tutti epistolari al Garante della privacy, con un articolato questionario (una quindicina di pagine) redatto dal giurista Paolo Grasselli, ottenendone un preciso orientamento.
Esemplare della linea seguita dal Centro può essere considerato il regesto dell'epistolario tra Eugenio Montale e Maria Luisa Spaziani, dove sono messe a disposizione degli studiosi, con notizie sorprendenti, anche i facsimili dei relativi testi poetici confluiti poi ne La bufera.
Per tornare a Italo Calvino, il Centro non ha per ora proceduto alla pubblicazione del regesto di questo Fondo epistolare né acconsentito alla pubblicazione integrale di una sola delle lettere, neppure di quelle consultabili, non solo attenendosi alle disposizioni di legge vigenti, ma cercando soprattutto di rispettare la dignità culturale delle «ombre» che Maria Corti ha voluto ospitare, e la memoria di chi ormai è nella tomba (magari dimenticata). E continuiamo a rispettare, nonostante tutto, chi ha voce nelle pagine culturali della stampa, anche quando si dissente dallo stile e dal montaggio, o dalla domanda scandalistica ferragostana.
Per concludere. In merito all'epistolario fra Italo Calvino e Elsa De Giorgi, non ci sono state «lettere violate», né inadempienze circa «impegni di segretezza». Si ribadisce che, da quando questo epistolario è pervenuto, grazie appunto a Carlo Caracciolo, nel Fondo Manoscritti dell'Università di Pavia, le lettere sono distinte in due sezioni: da una parte un plico sigillato dalla stessa Elsa De Giorgi, ben custodito e in cui nessuno ha mai messo un occhio, e che inaccessibile deve rimanere per il previsto arco di venticinque anni; dall'altra parte un plico di lettere, non solo consultabili a richiesta, ma già consultate prima che da altri da un inviato del gruppo «Espresso-Repubblica». E da quell'articolo ha preso le mosse Paolo Di Stefano, per il suo intervento sul «Corriere della Sera».
Arturo Colombo, Renzo Cremante e Angelo StellaCentro di ricerca «Maria Corti» sulla tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei - Università di Pavia