«E' più facile che un cammello...» questa sera per Cinema sotto le stelle al Vittadini di Pavia
PAVIA. Una commedia sofisticata hollywoodiana girata alla maniera della commedia all'italiana. In effetti l'opera prima di Valeria Bruni Tedeschi 'È più facile per un cammello...", in programma oggi al Chiostro del Vittadini per 'Cinema sotto le stelle", esibisce equilibrio stilistico tra la descrizione dei conflitti psicologici sotterranei dell''upper class" americana, lo spaccato generazionale-familiare tricolore e certe sottigliezze espressive e narrative del cinema francese. Per il suo esordio nella regia l'attrice si è scritta addosso con la collaborazione di Noémie Lvovsky e Agnès De Sacy il ruolo di Federica, donna nata e cresciuta in una famiglia altoborghese torinese e trasferitasi a Parigi.
Vive la sua esistenza inquieta con l'incubo di essere ricca, troppo ricca, condizione che sente come un peso e le impedisce di vivere rilassata il quotidiano. Sconvolta dall'eredità in arrivo poiché il padre sta morendo, cerca conforto nei suoi hobby e nella fantasia. I riferimenti autobiografici sono fin troppo evidenti, ma la neoregista dribbla il rischio di farsi risucchiare nella compiaciuta ricostruzione della vicenda personale o nell'uso del mezzo filmico per una liberatoria seduta psicanalitica, che, rompendo la linearità del racconto, oscilla tra presente e passato, tra l'età adulta e l'infanzia, il reale ed il sogno. Costruito con tecnica e cuore e diretto con mano leggera ma dal carattere deciso che dà un'immagine spietata e grottesca di un ritaglio d'Italia fra il 1970 e l'oggi, 'È più facile per un cammello..." diventa una riflessione morale sul privilegio sociale, sul possibile uso diverso del denaro, sul senso di colpa cattolico. E la Bruni Tedeschi racconta in completa libertà, con piglio eccentrico. E sa essere divertente e spiritosa quando descrive sentimenti e sensazioni, ricordi ingenui e rimpianti profondi con la complicità della vera madre, Marysa Borini, di una Chiara Mastroianni nevrotica e molto più brava del solito nei panni di sua sorella, del perfetto ed ironico Roberto Herlitzka, il padre, e del convincente Lambert Wilson, il fratello nullafacente. (f. c.)