Preso uno dei 30 latitanti più pericolosi

REGGIO CALABRIA. «Chi siete? Che volete?». E' allarmato ed impaurito Pasquale Tegano(foto) , 49 anni, boss della 'ndrangheta e capo dell'omonima cosca di Reggio Calabria, quando nell'abitazione in cui si nascondeva hanno fatto irruzione una decina di persone incappucciate ed armate.
Tegano era ricercato da dieci anni ed era considerato tra i trenta latitanti più pericolosi. Il vero erede di Paolo De Stefano, il boss dei boss, dall'omicidio del quale, nel 1985, prese avviò la «guerra di mafia» che fino al 1991 scatenò in città una vera e propria mattanza, con centinaia e centinaia di morti, ha temuto per qualche minuto di essere finito in una trappola e che quelle persone avessero fatto irruzione nell'appartamento per ucciderlo. E cosi, paradossalmente, ha tirato un sospiro di sollievo quando uno degli uomini incappucciati si è qualificato come carabiniere, invitandolo a stare tranquillo. E' finita in questo modo la latitanza di uno dei boss più potenti della 'ndrangheta, capace di gestire gli affari del cartello di cosche alleate dei De Stefano anche durante il periodo in cui è rimasto alla macchia. L'impressione degli investigatori è che durante il lungo periodo della latitanza Tegano non si sia mai mosso da Reggio Calabria, potendo contare su una vasta rete di appoggi e complicità. Pasquale Tegano, anche durante la latitanza, ha mantenuto costanti contatti con i suoi affiliati, continuando a gestire gli affari della sua cosca. Il suo nascondiglio era in un appartamento del quartiere della zona collinare della città. Ad ospitare il latitante era una famiglia apparentemente irreprensibile, i coniugi Giorgio Lo Giudice, di 62 anni, la moglie, Domenica Carbone, di 57 anni, ed il loro figlio trentenne, Giuseppe, che sono stati arrestati con l'accusa di favoreggiamento. Tegano non era armato e nell'abitazione in cui si nascondeva non sono stati trovati nè fucili, nè pistole. Segno che il boss non temeva di essere scoperto.