Libro di un fisico francese denuncia: Einstein copiava
PARIGI.Albert Einstein? Macchè genio, copione: questa la sacrilega opinione del docente universitario Jean Hladik, specialista in fisica teorica, espressa in un volume, appena pubblicato a Parigi. Già il titolo non lascia dubbi: «Come il giovane e ambizioso Einstein s'è appropriato della relatività ristretta di Poincarè».
Già, perchè secondo il professore d'Oltralpe la vittima degli indebiti scopiazzamenti sarebbe appunto il matematico e fisico francese Henri Poincarè, che tra il 1898 e il 5 giugno 1905 pubblicò una serie di testi in cui già erano contemplati tutti gli elementi della relatività ristretta, dal concetto di spazio-tempo a quello di limite invalicabile della velocità della luce.
Ora, il futuro e famosissimo premio Nobel, com è noto, inviò e vide pubblicato sugli «Annalen der Physik» l'articolo fondatore della relatività ristretta proprio il 30 giugno 1905, a pochi giorni dall'uscita di uno scritto essenziale di Poincarè.
L'articolo di Einstein non illustrava «niente di nuovo», sostiene Hladik, ma non faceva nemmeno menzione degli studi del collega francese, a cui il famoso scienziato renderà omaggio solo nel 1955, poco prima di morire. Come essere certi però che il fisico tedesco non sia giunto da solo alle stesse conclusioni dello studioso d'Oltralpe, seguendo il filo delle proprie deduzioni? Semplice, sostiene l'autore del volume Einstein, che leggeva perfettamente la lingua di Voltaire. Non solo sapeva bene anche l'italiano, visto che da ragazzo aveva abitato con la famiglia prima a Pavia in un palazzo in via Foscolo e poi a Milano.
Ma, fatto ancor più importante è che in quel periodo si occupava di una rubrica sugli «Annalen der Physik», una sorta di «rassegna stampa» degli articoli apparsi in un certo numero di riviste scientifiche straniere. E siccome tra queste c'era anche «Comptes rendus de l'Academie des Sciences de Paris», che aveva accolto sulle sue pagine il 5 giugno l'essenziale delle intuizioni di Poincarè, appare difficile credere che Einstein non le abbia lette. Tra l'altro, aggiunge Hladik, lo scienziato diventato poi premio Nobel, che s'era visto rifiutare per tre volte la propria tesi di dottorato, attraversava all'epoca un periodo delicato.
Il povero Poincarè - conclude quindi l'autore del libro - s'è visto cosi saccheggiato «senza pudore». Dopo, «la cappa di piombo della storia» è scesa, e ha attribuito per sempre ad Einstein la paternità della celeberrima teoria della relatività.