«La Confesercenti? E' invisibile...»

PAVIA.Sul caso Lodi arriva la replica di Confcommercio alla Confesercenti. Ed è una replica al veleno, che non risparmia pesanti considerazioni sull'associazione concorrente. La questione è sempre la stessa: la veridicità dei dati che Apep Confesercenti ha fornito sul numero dei propri iscritti e il ricorso che ne è seguito, e che ha portato al momento alla sua esclusione dalla Consiglio della Camera di commercio di Lodi. Romeo Iurilli, presidente di Confesercenti di Pavia (da cui dipende la sede di Lodi), aveva dato le sue spiegazioni sui dati forniti dalla sua organizzazione, attaccando Confcommercio e preannunciando ricorsi contro l'esclusione. Ora è la volta di Confcommercio.
«Non siamo stati aggressivi nei confronti di nessuno - dice Marco Barbieri, direttore dell'Unione commercio di Lodi - stiamo difendendo quello che è stato costruito negli anni con impegno, abnegazione e presenza sul territorio. In quanto al dialogo, di certo non ci interessa con chi non si presenta come istituzione riconosciuta sul territorio ma solo come entità praticamente invisibile. Motivo per cui, tra l'altro, Apep Confesercenti farebbe bene ad evitare di dare lezioni ed esprimere giudizi sull'economia lodigiana».
Barbieri aggiunge che bisogna fare «po' di chiarezza sull'argomento sul quale, mi pare, Apep tenda a fare una certa confusione dovuta, evidentemente, alla scarsa conoscenza della materia legislativa. Altrimenti, saprebbe benissimo che i soci delle cooperative di consumo non possono essere annoverati nel numero degli iscritti anche perché tali cooperative non rientrano nel settore commercio. E' solo un esempio ma dimostra la noncuranza esibita da Apep nei confronti delle norme di legge, dovuta, il caso di augurarselo, alla mancata conoscenza delle stesse». Stesso discorso, secondo Barbieri, vale «per i numeri contestati dal ministero: i dati, infatti, si riferivano agli anni 2001 e 2002 in quanto le procedure per il rinnovo della giunta camerale sono partite nell'ottobre 2003. Inutile, quindi, fornire i dati relativi al 2004 (quando anche Confcommercio aveva un numero doppio di iscritti). La richiesta del ministero, quindi, ci sembra legittima e per nulla eccessiva: quei dati cosi dettagliati sono il minimo della conoscenza richiesta ad un'associazione nei confronti dei propri associati. In linea, peraltro, con quanto avvenuto a Pavia quando i dati di Ascom furono contestati da Confesercenti e Ascom forni in tempi rapidi tutti i dati (infatti il ricorso di Confesercenti non fu accolto)».
Ma i rapporti tra Apep e ministero - dice Barbieri - «sono cosa che non ci riguarda direttamente. Stiamo a guardare gli eventi. Tuttavia ci auguriamo che, se e quando il ricorso al Tar annunciato da Apep partirà veramente, ne venga data notizia, dai protagonisti, sulla stampa con la stessa enfasi usata fino ad ora. E cosi per il risultato. Appare, infine, molto suggestiva l'ipotesi di una congiura ordita dal ministero nei confronti di Confesercenti. Ma altrettanto pericoloso definire non attendibile l'azione ministeriale: si rischia di cadere in un ambito penale della giustizia, lo stesso che attiene a chi comunica dati falsi».
Se proprio si vuole parlare di religione e cristianesimo - conclude il direttore - «anche se per ovvi motivi di privacy non siamo a conoscenza della fede religiosa dei nostri iscritti, si cominci dal rispetto dei dieci comandamenti. Tutti, nessuno escluso». (l.si.)