Sciopero contro il caro-benzina
MILANO.Denunce alla procura, richieste di risarcimenti, uno sciopero proclamato per il 16 settembre contro il caro-pieno e poi un calcolo molto interessante: dal 1985 ad oggi fra aumenti dei consumi e aumenti delle imposte, lo Stato ha visto aumentare il gettito fiscale sulla benzina del 114%. Dunque si litiga sul prezzo dei carburanti. Il Codacons, una delle associazioni di consumatori, è sicuro: «Non c'entrano niente gli aumenti del prezzo del petrolio. I rincari di questi giorni sono frutto della speculazione legata al grande esodo estivo, cioè al periodo in cui i consumi sono più sostenuti. Presa carta e penna, il Codacons è andato alla procura di Torino per denunciare «una manovra speculativa a danno dei consumatori». «Abbiamo verificato - dice il presidente dell'associazione, Carlo Rienzi - che nello stesso periodo dell'anno scorso il prezzo della benzina era salito da 1,040 a 1,069 euro. E oggi ci risiamo. Questo dimostra che l'aumento del greggio non c'entra. E' un vero e proprio aggiotaggio che avviene ogni anno». «E fa ridere vedere il governo chiedere ai petrolieri di contenere i prezzi. E' come chiedere al lupo di non mangiare l'agnello. L'Unione petrolifera, di fatto, ha stabilito un cartello che domina il mercato e non permette il naturale sviluppo della concorrenza». La Confesercenti, invece, fa questo conto: dal 2001 ad oggi il governo, in tre tappe, ha aumentato la benzina di 5,9 centesimi al litro. «E grazie a questi aumenti - dice l'organizzazione dei commercianti - ha incamerato maggiori entrate per 3,2 miliardi di euro. E' ora di invertire la tendenza. Il governo abbassi subito il prezzo della benzina di 5,9 centesimi. Sarebbe un giusto risarcimento per gli italiani». Invece l'Intesa dei consumatori propone di «andare tutti in autobus» il prossimo 16 settembre. «Se i prezzi dei carburanti continueranno a salire - dice - faremo uno sciopero dell'automobile». Il governo è accusato di «immobilismo» dall'Intesa che dice: «Non vuole perdere le entrate sulla benzina e si limita a rivolgre una preghiera ai petrolieri». L'Intesa lancia poi un decalogo per consumare meno: spegnete l'aria condizionata delle auto, non accelerate, smontate il bagagliaio se non serve e spegnete il motore in caso di sosta prolungata al semaforo.
Molto più concrete le cifre della Cgia di Mestre: nel 1985 gli italiani hanno consumato 11,9 milioni di tonnellate di benzina e nel 2002 il consumo è salito a 16,1 milioni. Tenuto conto che il costo «è fatto da un concentrato di imposte», lo Stato ha avuto maggiori entrate fiscali per oltre 6 miliardi di euro. «Ci auguriamo - dicono alla Cgia - che la tendenza si possa invertire». Consoliamoci: in Italia il peso fiscale sulla benzina incide per il 67%, in Inghilterra sono al 75%, in Francia al 74% e il Germania al 73%. (g.f.)