Il governo tratta con i petrolieri e spera
MILANO. La notizia arriva nel tardo pomeriggio: al mercato di New York il petrolio ha sfondato un nuovo record: viene venduto a 44,40 dollari al barile. E allora via a far di nuovo i conti per vedere quanto salirà l'inflazione e quanto ci costerà il pieno per andare in vacanza. Il governo, intanto, fa sapere che potrebbe intervenire. Lo dice il ministro Lunardi che spiega le intenzioni del suo collega alle Attività produttive. «Marzano - dice - sta lavorando con le compagnie petrolifere per cercare di contenere il prezzo delle benzina». Le compagnie si fanno sentire con un breve comunicato dell'Up, l'Unione petrolifera. «Abbiamo agito con moderazione sulla leva dei prezzi e abbiamo già ritardato di trasferire i maggiori costi sul prodotto finale».
«Tale atteggiamento - prosegue la nota - continuerà nel futuro fino a un punto limite perchè le compagne non possono mettere a rischio la propria attività». Come dire: non possiamo andare in rosso. La patata bollente, a questo punto, sembra tornare al governo.
Il viceministro Mario Baldassarri dice che si potrebbe introdurre un meccanismo automatico che riduca il prelievo fiscale quando il prezzo del greggio sale, per poi recuperare il gettito quando i prezzi mondiali tornano a scendere. «Quello che si può fare - dice - è evitare le punte alte dei prezzi, che possono durare qualche mese».
Questo meccanismo, per la verità, era stato introdotto dal ministro Bersani ai tempi del governo dell'Ulivo e ieri lo stesso Bersani si è fatto sentire: «Il governo dovrebbe ripristinare le norme che ha abolito e che prevedevano la restituzione al consumatore dei maggiori introiti di Iva e accise. Se invece non lo vuole fare e non vuole abbassare queste tasse, allora lo dica chiaramenza senza ipocriti diversivi».
Un invito ad abbassare le accise, che gravano per il 52% sul prezzo netto della benzina (al quale, poi, viene applicata l'Iva) viene anche da Castagnetti (Margherita) mentre per la maggioranza è ancora Lunardi a dire che «in un momento di difficoltà finanziaria, l'aumento della benzina è una botta in più».
Ieri a peggiorare la situzione sul mercato internazionale è arrivata una decisione del governo russo: ha congelato i conti correnti del colosso Yukos, il maggior produttore russo di petrolio. Senza disporre dei conti bancari, la Yukos non può pagare il trasporto del greggio all'esportazione. I titoli in Borsa della Yokus, saliti del 7% alla notizia che i conti erano stati sbloccati (l'altro ieri) sono precipitati del 14%. Quei soldi - dice il governo di Mosca - servono per ripianare le tasse che la Yukos ha evaso in questi anni (3,4 miliardi di dollari). Sarà per il petrolio russo, sarà che la grande speculazione non dà tregua, ma i nuovi massimi del greggio provocano un calo delle Borse. I mercati sono spaventati perchè i maggiori costi di produzione peseranno come macigni sulla crescita economica e ridurranno gli utili. In Italia si rifanno i conti sull'inflazione: con la benzina a 1,171 il caro-vita salirà al 3% per i costi dell'autotrasporto. Allarme per le compagnie aeree che avevano preparato i budget per il 2004 prevedendo un prezzo medio del greggio a 30 dollari al barile.