«Federalisti solo a chiacchiere»
ROMA. La maggioranza dà appuntamento ai suoi saggi a Roma a settembre per tentare di ricucire un accordo su riforme e federalismo. Nel frattempo esplode però la polemica sull'ultima iniziativa del governo, sceso in campo per bloccare lo Statuto che si sono appena dati la regione Toscana e il Comune di Genova. Motivo del contendere, due scelte di contenuto: il riconoscimento delle convivenze al di fuori del matrimonio e la concessione del voto amministrativo agli immigrati.
Il consiglio dei ministri martedi sera ha infatti deciso di ricorrere alla Corte costituzionale contro il «riconoscimento sociale» di tutte le forme di convivenza inserito nello Statuto della Toscana. In sostanza un primo via libera alle coppie di fatto, sia eterosessuali che gay, e al riconoscimento anche a loro dei diritti di base. Ma il governo ricorre anche contro la norma dello Statuto del Comune di Genova che nelle elezioni amministrative concede il voto agli immigrati dopo 5 anni di soggiorno regolare in Italia.
Dalle opposizioni è un unico coro: non si può sbandierare il federalismo e poi intervenire appena non si è d'accordo con le scelte concrete di una Regione o di un Comune.
«Il governo di destra non si smentisce mai», accusa Vannino Chiti, coordinatore della segreteria Ds. «A parole sembra il più federalista del mondo, nei fatti è il governo più centralista degli ultimi trent'anni di vita della Repubblica». E' inammissibile, sottolinea l'esponente della Quercia, che «solo per pregiudizi politici e autoritarismo centralistico la destra voglia impedire alla Regione Toscana di decidere sul proprio Statuto».
Ed è scontro anche all'interno della Casa delle libertà. Protestano infatti i cosiglieri di An della Regione Toscana, ricordando che lo Statuto è stato approvato anche con i voti di Forza Italia e An. E ovviamente protestano i radicali secondo cui l'intervento del governo rappresenta un nuovo, grave «sigillo anti-liberale».
Interviene anche la ministra per le Pari opportunità, Stefania Prestigiacomo (Fi), direttamente chiamata in causa. Assicura che la scelta del governo non riguarda il merito delle questioni, ma solo la competenza a legiferare. Aggiungendo però di essere «contraria ad ogni equiparazione fra matrimonio e convivenze».
Nel merito, il governo contesta 8 degli 82 articoli dello Statuto toscano. E fra questi anche l'estensione del voto amministrativo agli immigrati, cosi come a Genova. In molti ieri si sono cosi rivolti ad An per chiedere che fine abbia fatto il famoso disegno di legge di Fini, presentato a suo tempo con gran fragore, e che chiedeva le stesse cose. Si dice soddisfatto Francesco Storace contrario allora, come oggi, al voto agli immigrati. Mentre la Cgil accusa il governo di essere «contraddittorio e xenofobo» citando proprio il testo della proposta Fini.
Paradossalmente, ma non troppo, a difendere a spada tratta l'offensiva del governo romano si schiera invece la Lega. Plaude infatti il segretario ligure del Carroccio, Francesco Bruzzone, augurandosi anzi che lo stop allo Statuto di genova serva «come monito» anche a tutti gli altri Comuni che si stanno accingendo a fare scelte del genere. E Federico Bricolo, vicepresidente del gruppo leghista alla Camera, attacca il centrosinistra pronto, a suo giudizio, a promuovere «tutto ciò che non tutela la vita e la famiglia», ma se la piglia anche con i vescovi toscani colpevoli di non aver ancora protestato contro lo Statuto. «Forse sono già in ferie», ironizza il deputato leghista.