Vietato fumare sulle spiagge californiane
NEW YORK. Sulle spiagge della California meridionale da Malibù a Santa Monica non si fuma più. È vietato. È eccessivo negare ai fumatori la gioia di una sigaretta anche quando sono all'aria aperta a prendere il sole? Sembra proprio di no, visto che l'iniziativa della California meridionale è piaciuta cosi tanto anche a quei liberal e trasgressivi della zona di San Francisco (è qui dove una generazione fa andavano forte i figli dei fiori) che adesso sta diventando legge anche sulle spiagge di Santa Cruz.
Il mese scorso il consiglio comunale dunque ha passato una delibera per il 'no smoking" in spiaggia. La misura soprattutto agli europei può apparire eccessiva. Eppure quest'estate sulle spiagge di tutta Italia - soprattutto quelle romagnole e toscane - hanno fatto capolino i primi portacenere, un'iniziativa per cercare di invitare chi fuma a tenere pulita la sabbia. Si tratta di un'iniziativa di Legambiente che promuovendo piccoli posaceneri portatili cerca di ripulire le spiagge italiane di oltre 12 milioni di mozziconi, tanto è la media di una stagione estiva. L'Italia dunque sceglie la strada della buona educazione anzichè quella delle norme comunali con tanto di multa per i trasgressori. All'Isola d'Elba, per esempio, il Comune non proibisce il fumo sotto l'ombrellone ma Legambiente ha distribuito 25mila portacenere portatili, sperando cosi che le 'cicche" diminuiscano visto che ci vogliono fino a cinque anni perché diventino biodegradabili. È la bassa biodegradabilità del mozzicone che ha mobilitato i californiani di Santa Cruz. Ma anzichè rivolgersi agli ambientalisti hanno chiesto l'intervento delle autorità locali. «Passi che l'aria sia appestata di fumo», hanno protestata durante un dibattito alla presenza del consiglio comunale, «ma milioni di cicche nella sabbia no, perché inquinano l'ambiente per molti anni».
Lungo la costa atlantica il divieto di fumare è raro ma i bagnanti devono ugualmente fare i conti con severe restrizioni all'uso delle spiagge da parte dei loro cani. A East Hampton, per esempio, prestigiosa località di villeggiatura per i newyorkesi bene, gli animali domestici sono a rischio di vedersi negare una volta e per sempre il piacere di una bella corsa con la sabbia sotto le zampe. Già adesso i cani non possono frequentare la spiaggia dopo le nove del mattino e prima delle sei di sera. Ma in consiglio comunale potrebbe passare una delibera che vieta ai cani, in estate, la spiaggia ventiquattr'ore su ventiquattro. Le spiagge sono piuttosto pulite, forse grazie al fatto che chi abita in città è già abituato a fare pulizia dopo che il cane fa i suoi bisogni. Per esempio a Hyannis, località di villeggiatura nei pressi di Boston, nel punto d'accesso alla spiaggia ci sono pali a cui sono attaccate scatole in metallo che distribuiscono gratuitamente sacchetti di plastica. Ma non sacchettini qualunque di serie B: bella roba con tanto di rinforzo, una sorta di sacchetto dentro al sacchetto per facilitare il recupero di materiale che è bene non rimanga sulla sabbia. L'ironia però è che mentre i cani non sono benvenuti le auto si. Perfino nella raffinata Southampton, in fondo a Long Island, un permesso gratuito a cui hanno diritto tutti i residenti dà accesso alla spiaggia con gipponi e altre vetture a quattro ruote motrici. Si tratta di meravigliose spiagge libere che si estendono per molti chilometri: non ci sono stabilimenti balneari né cabine e file di ombrelloni. Solo una distesa di sabbia a perdita d'occhio e accessibile a chiunque. Le località di mare però hanno trovato ugualmente un modo per regolamentare il flusso di bagnanti. La spiaggia è gratuita ma il parcheggio no. In molti paesini di mare costa anche più di 200 dollari e vale per tutta la stagione. Chi ha parcheggiato una volta senza permesso se lo ricorda ancora: il costo della rimozione forzata più una multa equivalente al pass stagionale.
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