«Dpef, niente lacrime e sangue»
ROMA. Domenico Siniscalco, ministro dell'Economia, riferendo al Senato della politica economica del governo, ha presentato lo spirito del Dpef (documento di programmazione economica e finanziaria) con due promesse: la finanziaria, per la quale sta partendo un tavolo tecnico non sarà «di lacrime e sangue»; stavolta, è la seconda promessa, il governo non sbaglierà «per stime in eccesso». Questa era una battuta rivolta ai conti del suo predecessore Tremonti, che erano sempre risultati troppo ottimisti rispetto alla realtà.
«La prudenza delle previsioni» ha detto «è un valore in sé, si fa sempre in tempo a modificare quanto previsto». Quanto alla finanziaria, poi, c'è stata «una eccessiva drammatizzazione», perchè si tratta solo di una correzione, di un aggiustamento, insomma «una correzione che incide sulle tendenze ma non sui saldi e sulle grandezze principali della finanza pubblica». Secondo Siniscalco, «si corregge l'andamento eccessivamente dinamico della spesa corrente, corregge le una tantum. La manovra è una correzione, ma non è di lacrime e sangue, di abbassamento delle aspettative, perchè il reddito disponibile non scende».
Insomma è un Dpef diverso da quelli precedenti perchè «parte da premesse molto credibili», diversamente dalla «storia del Dpef che sbagliavano sempre per eccesso». Secondo lui si traccia una rotta di buonsenso «condivisa a livello internazionale», mettendo assieme il bisogno di crescita di un paese e la protezione sociale. E sono «molto confortanti» i dati sul fabbisogno, perchè «ci sono tutte le condizioni per uscire dalla trappola della bassa crescita che coinvolge tutti». Siniscalco ha concluso chiedendo uno sforzo «unitario». La risoluzione di maggioranza sul Dpef è stata approvata ieri sera al Senato con 156 si e 89 no.
Non sono mancate le critiche dell'opposizione. «Quella pronunciata dal ministro Siniscalco è un'ottima replica contro Tremonti» ha detto Willer Bordon, presidente dei senatori della Margherita, aggiungendo che si aspettava le scuse da parte di tutto il governo:«lo aspetteremo agli esami di settembre». Pierluigi Bersani, responsabile economico della segreteria nazionale dei Ds, sostiene che «nel Dpef si riconosce lo squilibrio della finanza pubblica, ma non si dice nulla sulla causa di questo squilibrio». E Francesco Rutelli annuncia che a settembre verrà una proposta alternativa dalle opposizioni, una finanziaria ombra in poche parole.
Secondo il premier Silvio Berlusconi sarà il 2005 l'anno della ripresa economica stabile e mentre il presidente del consiglio ostentava il suo consueto ottimismo prima del voto sul Dpef, il FMI (fondo monetario internazionale) metteva un altolà al taglio delle tasse in contemporanea all'aggiustamento dei conti pubblici. Stando alla relazione dei tecnici del fondo, l'Italia «è il fanalino di coda della crescita della produttività del lavoro del lavoro nella seconda metà degli anni'90». Per Il FMI, va bene la riforma delle pensioni, l'area dell'euro avrà una crescita al 2 per cento del Pil. Anche l'inflazione non desta preoccupazione anche se si attesterà sul 2 per cento.