Ricorso di tre Regioni contro la legge sugli Irrcs In ottobre il verdetto della Corte Costituzionale
PAVIA. Lunedi scorso è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale: ma sull'atto d'intesa Stato-Regioni, chiamato a disciplinare gli Irrcs (come il San Matteo), pende un ricorso alla Corte Costituzionale. A presentarlo sono state tre Regioni: Marche, Sicilia ed Emilia-Romagna. A ricordarlo è Danilo Morini, commissario straordinario del Policlinico di Pavia dal 1992 al 2000 ed oggi alla guida degli Istituti Ortopedici Rizzoli di Bologna. «La decisione sarà adottata il prossimo 26 ottobre», ricorda Morini. «La nuova normativa prevede che sia la Regione a nominare il direttore generale: ma cosi aveva deciso anche l'ex ministro Garavaglia, con un decreto poi stoppato dal primo governo Berlusconi».
«Pare cosi - continua l'ex commissario del Policlinico - che si concluda la lunga gestione commissariale degli Irccs, che è stata tutt'altro che negativa se la confrontiamo, anche a Pavia, con le precedenti gestioni collegiali». In merito alla decisione della Consulta sugli Irccs, Morini ha recentemente preso posizione con un intervento sul «Sole 24 ore». «E' fuori discussione - sostiene il manager - che gli Irccs, nella loro attività, interagiscono in modo inscindibile sia nella materia della tutela della salute, sia nell'ambito della ricerca. E' indubitabile che la materia della tutela della salute rientra nell'ambito della legislazione concorrente; e ora anche la materia della ricerca scientifica finalizzata al settore medico, a detta ufficiale della Corte Costituzionale, rientra essa pure nell'ambito della legislazione corrente». In base a questa premessa a giudizio di Morini «appare problematico difendere la legittimità costituzionale di gran parte del Dlgs 288/2003» (la legge a cui fa riferimento l'atto d'intesa Stato-Regioni siglato lo scorso 1 luglio). «L'articolato da un lato attribuisce a organi statali competenze amministrative in materia di competenza regionale, e questo soprattutto in assenza di esigenze unitarie; dall'altro contiene numerose norme di dettaglio che prescindono da competenze amministrative statali». «Se questa sarà la conclusione della Corte Costituzionale - conclude Morini - si arriverà a distanza di due anni, inutilmente persi, alla conclusione cui si poteva pervenire in sede di approvazione parlamentare della legge 3/2003, allorchè il senatore Vitali aveva presentato un emendamento interamente sostitutivo dell'articolo 42 che trasformava i principi ed i criteri per la delega».