«L'Italia a rischio di attentati chimici»
ROMA. Il terrorismo islamico è tra noi, e dobbiamo essere pronti ad affrontare guai seri, tra cui il rischio di un attacco chimico o biologico: parola di servizi segreti. La relazione semestrale inviata ieri dai servizi di sicurezza al Parlamento non evoca fantasmi ma, nero su bianco, spiega tutti i motivi per cui dobbiamo stare in allarme. Un dossier «multimediale», composto da una parte scritta e da un Cd che contiene filmati, voci, originali e trascrizioni dei più inquietanti messaggi di Osama bin Laden, e anche i filmati delle esecuzioni di due ostaggi. «Una relazione, quella messa a punto dal Cesis - ha detto il presidente del Copaco, il Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, Enzo Bianco - che dà un quadro di grande chiarezza».
«Chiarezza delle situazioni di conflitto e di tensione che attraversano il nostro Paese». Una chiarezza che, tuttavia, mostra un panorama eversivo frammentato, di difficile controllo, che in parte ha legami organici con Al Qaida e in parte ha nel movimento dello sceicco saudita riferimento ideale. E che, da qualche tempo, ha un nuovo «maestro», il braccio destro di Osama, il giordano-palestinese Al Zarkawi.
Ad accrescere questi scenari già complessi è la «permeabilità» dell'Italia, in cui si incrociano fanatismi mediorientali, arabi, africani, e che deve fare i conti con i vicinissimi Balcani, dove si sta rivitalizzando un islam radicale che investe Bosnia-Erzegovina, Sangiaccato, Albania e Kosovo, e da dove potrebbe partire la minaccia per i prossimi giochi olimpici di Atene.
L'Italia, spiegano i servizi segreti, si è trasformata negli ultimi tempi in un «obiettivo pagante» per il radicalismo islamico, «spendibile» sul piano propagandistico. E spiegano perché. Prima di tutto la presenza, nel nostro Paese, di elementi di spicco della Jihad islamica, punto di riferimento dell'addestramento dei terroristi nelle guerre balcaniche e in Afghanistan. Poi il rientro dei veterani sul nostro territorio. E, ancora, il fatto che alcuni kamikaze provenivano proprio dall'Italia.
Il «jihadismo», che ha tra i fondatori proprio Al Zarkawi, costituisce la fede radicale che unisce sia quadri iracheni del vecchio regime di Saddam, sia nordafricani, sia arabi e mediorientali. Il fenomeno dei clandestini, che arrivano proprio da quelle zone, avvertono i servizi segreti, va tenuto d'occhio con grande attenzione. E va tenuta sotto controllo internet, mezzo preferito da Al Qaida, e strumento di contatti tra cellule divise tra loro, autonome, ma con gli stessi riferimenti ideali.
Sul fronte interno il pericolo non è più costituito dalle Br, ma soprattutto dalla componente anarco-insurrezionalista e dai «Cor», le «cellule di offensiva rivoluzionaria» attive nell'area pisana e con proiezione nella capitale. Assieme all'allarme, i servizi spiegano anche come operano per garantire la sicurezza. Il Sismi, militare, si occupa dei canali di finanziamento e di riciclaggio del terrorismo. Il Sisde, civile, è impegnato nell'individuazione dei luoghi di aggregazione integralista, delle centrali di produzione dei documenti falsi e dei canali di immigrazione clandestina, che spesso coincidono con la criminalità organizzata. A fianco delle strutture «operative» lavorano quelle di analisi e di raccordo: il gruppo interforze sui rischi di infiltrazione nel mondo del lavoro presso il Cesis; il gruppo di lavoro per lo scambio informativo e l'analisi strategica presso il Viminale. (a.s.)