Amato: «Dove taglieranno 17 miliardi?»


ROMA.Questa mattina in Senato il ministro Siniscalco illustra il Documento di programmazione economico e finanziaria (Dpef). E martedi, poco prima che il provvedimento del governo arrivi in aula alla Camera, sarà interessante sentire sul Dpef il parere del governatore di Bankitalia, Fazio. Intanto prosegue il fuoco di sbarramento dell'opposizione. Gianfranco Pagliarulo (Comunisti italiani) dice che «Berlusconi fa fallire l'Italia». Rifondazione comunista parla di «massacro sociale». Gavino Angius, capogruppo dei Ds a palazzo Madama, aggiunge che «l'unico vero regalo di Berlusconi agli italiani è una stangata».
Ieri sull'argomento è intervenuto il presidente di Fiat e Confindustria, Montezemolo. «Il Dpef varato dal governo può essere un punto di riferimento per un lavoro comune. Ho apprezzato il metodo con cui si è arrivati alla sua elaborazione, il realismo delle cifre, la volontà di non trascurare le esigenze dello sviluppo. E' fondamentale che una grande attenzione venga dedicata alla competitività del sistema produttivo italiano. Le imprese hanno bisogno di una riduzione, non simbolica, dell'Irap».
Esprime dubbi sulla manovra l'ex capo del governo, Giuliano Amato. «Dove verranno reperiti quei 17 miliardi di tagli alle spese - si domanda - e come si conta di recuperare cento miliardi di debito pubblico in quattro anni»? «In ogni caso - aggiunge - apprezzo l'operazione verità sui conti». Amato ricorda di aver varato la manovra più dura della storia, nel 1992 (subito dopo la svalutazione della lira). «Ma allora - spiega - c'era di che tagliare. Ricordo che ci furono effetti depressivi sulla crescita, lo stesso rischio che si corre oggi».
La Confederazione degli artigiani di Mestre, invece, si è messa come al solito a fare i conti e ha scoperto che, per il 75% dei contribuenti, la riforma fiscale del governo non avrà effetti. «I risparmi fiscali, secondo una nostra elaborazione - dicono alla Cgia - avranno effetti sui contribuenti con un reddito più alto di 19.100 annui. Per quelli sotto questa soglia, invece, le cose rimarranno immutate». «E' un dato importante - dice il segretario Bortolussi - perchè gli italiani sotto i 19.100 euro sono 30 milioni, circa il 75% del totale. Un vantaggio mensile di un certo peso (circa 70 euro) lo avvertiranno invece coloro che guadagnano oltre i 30 mila euro. E ancora, chi guadagna fino a 90 mila euro avrà un vantaggio di 381 euro». E cosi via.

Gigi Furini