Voghe, Martignon il vincente
VOGHERA. Andrea Martignon è uno dei nuovi cardini del Voghera nell'anno dell'ennesima rifondazione. Con Alex Pagano, Riccardo Bracaloni, Raffaele Giglio e il fedelissimo capitano Alessio Dionisi, il forte difensore centrale veneto andrà a comporre l'ossatura della squadra. Alto ma dal fisico asciutto, parlata dalla lieve cadenza veneziana, in tasca una laurea in economia e commercio, Martignon a 31 anni è nella sua piena maturità di calciatore. Dopo 10 anni di carriera, sempre in Veneto, ha scelto Voghera. Andrea spiega i motivi che lo hanno spinto a trasferirsi in Oltrepo.
Andrea Martignon incarna il raro esempio del profeta in patria. Nato a Venezia nel 1973, ha sempre giocato in Veneto. Mira, Martellago, Mestre, Thiene, Belluno, Portogruaro figurano nel suo curriculum insieme alle tre promozioni ottenute dal 2001 ad oggi. Il suo guaio è che a furia di spedire club veneti in C2, in D non ne sono rimasti di buon livello per collocarsi: «Fino a qualche tempo fa - spiega Martignon - in Veneto esistevano diverse realtà stimolanti a livello sia economico che sportivo e io ho sempre deciso anno per anno la mia posizione. Adesso le cose sono cambiate e società ambiziose non ne sono rimaste molte, cosi ho deciso di cambiare aria anche perché mi stimola l'idea di fare nuove esperienze e non ho legami sentimentali che mi trattengano». Perché l'Oltrepo? «Il Voghera aveva perso Ragnoli e Rastelli, io e il mio amico Intrabartolo ricopriamo gli stessi ruoli di difensore ed attaccante, per questo la trattativa si è avviata, poi ho accettato solo io». E' assodata la difficoltà di coniugazione tra lo studio e la carriera di calciatore. Qualche eccezione esiste e lei ne è un esempio: «Non voglio sembrare presuntuoso ma non è cosi complicato laurearsi giocando ai nostri livelli e poi io ero più concentrato sullo studio che sullo sport. Mi sono laureato nel' 99, con un paio di anni di ritardo legati al servizio civile e a una stagione più impegnativa in C2. Mi ha favorito il fatto di giocare vicino casa, in un raggio di 10 o 12 chilometri dove gravitavano diversi club di D». Chiede un po' di pazienza ai tifosi: «In genere trovo la condizione abbastanza in fretta, accuso un calo e poi mi riprendo, mantenendo il rendimento costante per il resto della stagione. Me la cavo nel gioco aereo, non sono particolarmente tecnico, sono più tattico che cattivo e in campo parlo parecchio con i compagni».
Angelamaria Scupelli