I registi italiani cercano la riscossa


ROMA.Una mostra che punta al futuro, ma riscopre formule del passato. Che non ha paura di rinunciare a qualche titolo (anche italiano), ma che sa riscoprire cinematografie e generi a volte snobbati. E che promette una pioggia di star. È la 61ª Mostra del Cinema di Venezia, la prima diretta dal 'fabbricante di festival" Marco Muller, in programma dal 1 all'11 settembre. Quasi 1.900 i lungometraggi visionati, 170 quelli ammessi alla kermesse nelle tante sezioni, 30 in più dello scorso anno. «Avevo promesso un concorso snello e agile con non più di 60 film - ammette Muller -. Ma non ce l'abbiamo fatta: sono 70 i titoli in gara, perché alcuni li abbiamo amati troppo per lasciarli a casa». I primi a calcare la passerella saranno Steven Spielberg e Tom Hanks il cui thriller «The terminal» inaugurerà il Festival, primo di una lunga lista di film ospiti fuori concorso. In anteprima a Venezia arriveranno infatti «Eros» di Antonioni - Soderbergh - Kar-Wai, «L'amore ritrovato» di Carlo Mazzacurati con Stefano Accorsi e Maya Sansa, l'ultimo Chabrol «La demoiselle d'honneur», il «Finding Neverland» con Johnny Deep e Kate Winlset, «She hates me» in cui Spike Lee ha diretto Monica Bellucci, il «Collateral» con un Tom Cruise brizzolato e l'atteso «Mercante di Venezia» con Al Pacino.
«L'ottanta per cento delle star protagoniste saranno al Lido insieme ai film», promette Muller che per la gara punta al futuro con l'istituzione della nuove sezione dedicata al digitale (9 pellicole e 10 eventi). Ma prende anche dal passato, ripristinando, al posto di 'Controcorrente", 'Venezia Mezzanotte" per i film più spettacolari (11 titoli) e 'Venezia Orizzonti" (25) per le nuove linee di tendenza, categorie ideate a suo tempo da Carlo Lizzani e Guglielmo Biraghi. Sono invece ventuno le pellicole in gara in 'Venezia 61" (giuria presediuta da John Boorman), dove, accanto a Wim Wenders, Amos Gitai, Francois Ozon e Mike Leigh, spiccano i nomi di Gianni Amelio («Le chiavi di casa»), Michele Placido («Ovunque sei») e Guido Chiesa («Lavorare con lentezza»). «Solo tre italiani in questa sezione, più altri tre nei 'Nuovi Orizzonti" e il pluripremiato Mazzacurati fuori gara: lo avevamo detto fin dall'inizio», spiega Muller. Per il nostro cinema in tutto ci sono 21 pellicole e la retrospettiva sulla 'Storia segreta del cinema italiano", con perle restaurate e introvabili.
«Non c'era bisogno di un film da ogni zona del mondo - continua il direttore -. Ma è gravissimo non aver trovato pronti titoli dal mondo arabo. Di certo non si può dire che Muller abbia favorito i suoi amici della Cina: quest'anno ci sono meno film orientali, la maggior parte da Giappone e Corea». Temi ricorrenti? «Lasciata a casa la violenza eccessiva», il Festival racconta il disagio provocato dal mondo moderno, le difficoltà di vivere con handicap, la guerra e il bisogno di pace.
C'è poi la rivincita della cinematografia sud-africana con ben quattro pellicole e il ritorno a Venezia, dopo trent'anni, del cinema d'animazione con il giapponese «Shijie» di Jia Zhangske.

Daniela Giammusso