Divisioni sulla «svolta»
ROMA. Forti maldipancia nel centrosinistra per la svolta «bostoniana» di Fassino e Rutelli. Mentre la maggioranza con il ministro della Difesa Antonio Martino bolla come «incomprensibili» le loro parole e Ferdinando Adornato cita Ionesco, le aperture di credito sul possibile impegno delle nostre truppe in caso di vittoria di Kerry tornano a dividere l'opposizione sull'Iraq. «Credo di non essere l'unico a considerare stupefacente le dichiarazioni di Fassino e Rutelli», tuona Armando Cossutta.
L'anziano leader comunista si chiede se basti ricevere una pacca sulle spalle da Clinton o essere invitati nella villa dei Kennedy per cambiare opinione e conclude: «A parte il merito del problema stupisce il metodo che riproduce sul versante del partito di Kerry la stessa subordinazione che Berlusconi ostenta con Bush». «Le bombe sono tutte uguali sia che le butti Bush sia che le butti Kerry», aggiunge da Rifondazione Giovanni Russo Spena, accusando i due leader italiani in trasferta di provincialismo. «Noi siamo sempre contro la guerra, stiamo con il movimento pacifista e non c'è alternativa al ritiro delle nostre truppe dall'Iraq, è una posizione che non si tocca» avverte Franco Giordano, capogruppo di Rifondazione. Ma non è solo il partito di Bertinotti a chiedere un chiarimento. Nel giorno in cui Fassino e Rutelli cercano di stoppare le polemiche italiane negando, in un nota congiunta affidata ai resposabili degli Esteri di Ds e Margherita, di aver avuto ripensamenti rispetto alla mozione parlamentare della Lista Prodi, solo Clemente Mastella appare soddisfatto. «È la nostra linea» dichiara il laeder dell'Udeur. Ben diversa la posizione di Verdi e sinistra diessina. «C'è davvero speranza di aver capito male: la scelta se partecipare o meno alla guerra in Iraq per una grande nazione come l'Italia non può essere legata al nome del prossimo presidente americano» attacca Cesare Salvi. «Quando si dice che c'è assoluta urgenza di definire il programma del centrosinistra non si parla a caso» rincara Fabio Mussi coordinatore nazionale della minoranza diessina. Il vicepresidente del Senato punta il dito su tre cose successe nello stesso giorno: Fassino e Rutelli sull'Iraq, l'onorevole Nicola Rossi che, malgrado la battaglia ostruzionista delle opposizioni sulle pensioni, dichiara che la riforma è bene tenersela stretta e un'intervista di Rutelli all'Espresso in cui propone «una ristrutturazione radicale del Welfare».