Basta con l'Iraq Qui ci vuole la pace

Non ho mai dato molta importanza agli oroscopi, ed alle previsioni in genere pensando che il destino degli uomini è dato da ciò che noi facciamo ogni giorno. È con questo metro che ho giudicato anche le previsioni «importanti», per esempio quelle di Nostradamus, sul terzo conflitto mondiale e via dicendo.
Basterà stare a vedere, mi dicevo. Ed ecco, quasi a smentirmi, esplodere in tutta la sua violenza il conflitto in Iraq, e le minacce integraliste di Al-Qaida. Il gioco è fatto. Siamo arrivati ad un punto nel quale ci si trova davanti ad un bivio, continuare con un conflitto del quale non si vede la fine o fare marcia indietro. Certo nessuno avrebbe immaginato una situazione simile: sembrava scontato che un piccolo Paese del tutto impreparato ad affrontare un conflitto contro super potenze potesse tenere testa al confronto e minacciare, seppur con aiuti esterni (Al-Qaida appunto), la sicurezza mondiale. Il punto è che questo conflitto è stato fortemente voluto dall'America e dai suoi alleati, quindi anche da noi, con il solo scopo di poter controllare il commercio del petrolio senza più la figura ingombrante di un leader, Saddam Hussein, ad intralciarne l'egemonia.
Le questioni sulla libertà del popolo iracheno, a mio avviso, sono state solo un paravento, una scusa, come quelle sulle presunte e mai provate armi di distruzione di massa, sulle quali fare leva per attirare i consensi dell'opinione pubblica mondiale. E poi, se si voleva essere coerenti, perché non è stata fatta uguale campagna a favore di quei popoli che sono stati quasi cancellati del tutto, come è avvenuto in Africa, in Somalia? Il fatto è che i nemici, gli iracheni ma anche i loro alleati, non si fanno scrupoli, sono veramente disposti a tutto, a morire, magari saltando in aria come bombe umane, per perseguire il loro fine.
La domanda è: noi cosa siamo disposti a fare? Siamo disposti a convivere con queste «spade di Damocle» sulle nostre teste?
Siamo disposti a rivivere episodi come quello avvenuto a Madrid? Possiamo tranquillamente andare, magari con i nostri figli, a fare una bella gita, in treno o in aereo, magari in una città d'arte, sceglietela voi, sicuri di tornare a casa?
Fintantoché questa guerra (ma anche le precedenti, Jugoslavia, Afghanistan e la stessa in Iraq del 1992) sono state confinate su quei territori e non ci hanno sfiorato se non nei telegiornali, diciamo la verità, non ci siamo affatto preoccupati, per noi la vita con i suoi tran-tran quotidiani non era affatto cambiata, ma adesso, che sappiamo quali minacce sono state prima fatte e poi portate a termine, le cose cambiano, eccome.
Penso proprio che non siamo affatto preparati ad una guerra vera, combattuta pur in modo non convenzionale, non da eserciti che si fronteggiano in campi di battaglia, ma in maniera subdola, vigliaccamente, colpendoci alle spalle. E chi l'ha mai vissuta una guerra sulla propria pelle, noi no di certo, soltanto i nostri vecchi, dei quali non abbiamo fatto nostri i ricordi, solo che adesso, forse è troppo tardi.
Bisognava aspettarsi, quindi, una qualche reazione, e l'unica possibile era questa, con attacchi terroristici, sul tipo delle guerriglie e delle imboscate, ma questa volta dirette a civili, secondo il nostro pensiero, dirette agli invasori infedeli, secondo il punto di vista dell'altra parte. Non credo affatto sia vigliacco fermarsi e cercare un altro tipo di soluzione diversa da un conflitto, non credo lo sia se il fine è salvare vite umane del tutto innocenti, tanto più che potrebbero essere le nostre, o quelle dei nostri figli. Credo che sia ora di guardare le cose e avere il coraggio di chiamarle con il loro nome, usando anche il buon senso, quando possibile, cosa che almeno per il momento non si è fatto da ambo le parti.
Se loro sono disposti a morire per la loro religione, noi siamo disposti a cercare la pace, per la nostra? In fondo, questo è quanto ci insegna il Vangelo, qualcuno dovrà pur ricordarselo, sempre che non sia troppo preso dai suoi interessi personali.
Antonio MontagnaVoghera

Salice, parco senza erba
dopo la Juventus

Passata l'euforia della sbornia juventina, in attesa che arrivino i frutti della ben pagata promozione turistica per Salice Terme, intanto nell'immediato contiamo i danni subiti.
Infatti, chi volesse fare una passeggiata nel parco, può constatare che l'erba del campo prova non esiste più perché martoriata dalle pedane dei ristoranti e degli stand. Le strutture provvisorie e i mezzi pesanti al loro servizio hanno ulteriormente degradato le condizioni del parco già cosi poco curato...
La storica quercia di Ada Negri è sparita dietro ai tabelloni pubblicitari, avvolta negli effluvi della carne alla griglia e delle cipolle fritte! Non solo, ma oltre alla maggiore congestione del traffico di auto e moto che ammorbano l'aria di Salice che vanta peraltro la certificazione di purezza, abbiamo visto scorazzare indisturbate lungo i vialetti pedonali del parco, auto e motorette come mai prima!
Ma è possibile che non ci si accorga che nei giorni di maggior affluenza, nel centro di Salice respiriamo più gas di scarico che in qualsiasi metropoli?
A quando ci sarà lo stop totale del traffico, come in ogni località turistica che si rispetti almeno durante il fine settimana?
In un crescente disprezzo dell'ambiente, si continua a trascurare la preziosa riserva della vocazione al turismo ecologico che dia spazio alle biciclette piuttosto che alle auto, impedendo che discoteche e sale giochi un po' alla volta e subdolamente, sottraggano superficie al verde!
Chissà se i divi juventini quando compiaciuti calpesteranno di nuovo l'erbetta rigogliosa dello stadio torinese, si ricorderanno di quella asfittica che hanno lasciato a Salice?
Claudio PassalacquaGodiasco

Comuni, il voto disgiunto
è corretto e va bene

Le recenti elezioni amministrative hanno evidenziato alcuni punti tecnici nelle modalità voto, molto discutibili. Nei paesi con popolazione inferiore ai 15.000 abitanti si poteva votare per il sindaco e assegnare una preferenza nella lista a lui collegata. Nei centri invece con popolazione superiore, ove vi è il sindaco, sempre eletto direttamente, si poteva dare la preferenza a un candidato consigliere di un'altra lista, il cosiddetto voto disgiunto.
Tecnicamente può verificarsi una maggioranza opposta a quella ove milita il sindaco eletto. Ciò nonostante, giudico corretto che il ruolo super partes di un amministratore possa non coincidere con quella maggioranza. Potrebbe dunque prendere piede questo sistema anche nei Comuni più piccoli.
Sergio BarbieriMontebello