Tante proposte di legge nel nome della madre
ROMA. Nel nome della madre... Mette tutti d'accordo la sentenza della Corte di cassazione (su cui si pronuncierà la Costituzionale) sulla possibilità di attribuire a figli il cognome materno. E 24 ore dopo quella che due deputate verdi, Laura Cima e Luana Zanella, definiscono «una sentenza rivoluzionaria», interviene il capogruppo dei Ds al Senato, Gavino Angius.
Angius, auspica l'approvazione di un disegno di legge che cancelli la discriminazione medievale della discendenza al maschile. Una discriminazione che resta in vigore solo in Italia visto che in tutta la Ue padre e madre possono e da tempo scegliere il cognome «coniugale» della famiglia o dare alla propria prole entrambi i cognomi. A nulla sono valse fin qui le battaglie di parlamentari dell'uno e dell'altro schieramento per sovvertire la tradizione. Alla Camera, da tre anni, quattro testi di legge sono stati assegnati alla Commissione giustizia ma la discussione non è mai cominciata. E la situazione non è più rosea al Senato. La Commissione speciale sull'Infanzia ha all'esame tre proposte di legge. Tra tutte le varianti possibili - doppio cognome, cognome coniugale e quant'altro - la proposta più audace è quella presentata dall'onorevole Giuliano Pisapia, di Rifondazione, che prevede la sola assegnazione del cognome materno. «La sentenza della Corte di cassazione coglie il mutamento della sensibilità in corso nel nostro Paese sulla questione del cognome da trasmettere ai figli», commenta il ministro per le Pari opportunità, Stefania Prestigiacomo (nella foto), che è convinta che siano maturi i tempi perché la materia diventi oggetto di un provvedimento legislativo. «Non sono pregiudizialmente contraria al doppio cognome purché si trovi un punto di equilibrio per le trasmissioni successive e si definiscano i problemi tecnici che possono sorgere a livello di anagrafe e stato civile».
«Combattiamo da anni per superare una medievale discriminazione maschilista», ricorda Gavino Angius, sottolineando che la legge presentata dalle senatrici diessine per rendere possibile l'attribuzione del cognome materno senza dover ricorrere all'intervento del Tribunale giace a palazzo Madama da due anni. Per il capogruppo della Quercia la sentenza della Cassazione segna un precedente giuridico importante, segno di una profonda e positiva trasformazione del costume e della morale. Scavalcato dalla inaspettata sentenza della Cassazione il mondo politico cerca di recuperare il tempo perduto puntando a una nuova legge. «La corte ha affrontato il problema di fondo, nei suoi aspetti giuridici formali, concludendo che il privilegio paterno di trasmettere il cognome è probabilmente in contrasto con il precetto della Costituzione sulla parità dei cittadini», dichiara Roberto Manzione. Per Manzione, vicecapogruppo della Margherita, la materia avrebbe bisogno di un intervento legislativo, necessario anche per evitare che all'interno della stessa famiglia i figli portino cognomi diversi.