Alitalia, Cimoli chiede sacrifici


MILANO. Un piano di lacrime e sangue per salvare l'Alitalia. Il presidente e amministratore delegato della società ha incontrato ieri le nove sigle sindacali del settore aereo per dire che la strada è stretta ma altre vie d'uscita non se ne vedono. E l'alternativa è quella di chiedere la «procedura concorsuale», cioè mettere la società nelle mani del tribunale. «In questo modo - dice Giancarlo Cimoli - dovremmo ammettere la nostra insolvenza, perdere migliaia di passeggeri, accelerare inesorabilmente e senza ritorno il declino e la morte di Alitalia». I sindacati, per ora, hanno preso nota. Pezzotta (Cisl) dice che «la partita è delicata e va seguita con grande attenzione».
Per la Uil «è ancora possibile governare l'azienda». La Cgil sostiene che «il protocollo firmato ieri indica un percorso possibile per salvare la società».
Insomma, i sindacati non hanno alzato un muro e il primo round è filato liscio. Anche perchè, senza il via libera al piano di Cimoli, si bloccherebbero le procedure per l'erogazione del prestito ponte da 400 milioni di euro. E, in una società che perde 50 mila euro l'ora (circa 100 milioni di lire) come si fa rinunciare a un prestito?
I nodi, va detto, devono ancora venire tutti al pettine. Sindacati e azienda hanno stabilito, per ora, una serie di incontri dal 2 al 12 agosto. Poi, dal 20 agosto al 15 settembre dovrebbero essere definiti e sottoscritti gli accordi di rinnovo dei contratti. Il consiglio di amministrazione, inizialmente convocato per oggi, è stato fatto slittare al 30 luglio in segno di apertura verso le organizzazioni dei lavoratori (non si voleva approvare il piano senza averlo illustrato ai sindacati).
Cimoli chiede uno sforzo corale «pesantissimo», ma spiega che facendo interventi tempestivi «c'è ancora spazio per chiedere risorse al mercato dei capitali». Come dire che bisogna fare in fretta, perchè la credibilità è ai minimi. Più nel concreto, il nuovo presidente ha detto che gli interventi toccheranno «radicalmente» il settore acquisti e l'area commerciale. Ma bisognerà anche incrementare la produttività del personale di terra e «rivedere» le regole contrattuali del personale di volo. I «ritocchi» previsti sono oltre 100 mentre la presenza a Fiumicino e Malpensa verrà rafforzata. A livello ufficiale non si è parlato di esuberi. Cimoli si è fermato a ricordare che entro due anni 1.600 dipendenti andranno in pensione. Ma sicuramente non basteranno queste uscite a riequilibrare i bilanci. Le attività «no core», cioè quelle di terra, saranno forse cedute e i sindacati chiederanno che ad assorbirli siano società a maggioranza pubblica. I conti, ora disastrosi, potranno tornare in pareggio nel 2006 e un rilancio, con incremento delle attività, si potrà vedere solo fra il 2007 e il 2008.
Tiepide, come detto, le reazioni dei sindacati. «Il governo - dicono alla Uil - non può pensare di aver esaurito il suo ruolo favorendo l'erogazione del prestito da 400 milioni di euro».

Gigi Furini