Dal monologo di Bergonzoni alla saga Olivetti
MILANO.Ecco le principali proposte teatrali in programma questa settimana.
Predisporsi al micidiale.La formula dello spettacolo è naturalmente sempre quella, collaudatissima da Alessandro Bergonzoni, di un lungo e straripante monologo legato da un immaginario filo conduttore, che permette all'attore di folleggiare sul filo di un irresistibile nonsense, di un susseguirsi raggomitolati di termini, di battute che lasciano stupiti e divertono per la loro travolgente ed irresistibile comicità, di un autentico bombardamento di aggettivi, frasi, verbi distorti, classificazioni, scioglilingua improbabili. Ancora una volta, Bergonzoni gioca con le parole (e con il loro incatenarsi nevrotico) come nessun altro sa fare, sembrando spesso affidarsi all'improvvisazione, mentre in realtà il suo è sempre uno sgangherato copione suscettibile di piccole infinitesimali variazioni intrecciate ad una capacità affabulatoria, senza confini. Oggi all'ex ospedale psichiatrico Paolo Pini.
La guerra piccola.Il testo di Alberto Severi riporta all'Altopiano di Asiago, 1916. Le truppe italiane stanno faticosamente riconquistando il terreno perduto durante la cosiddetta 'Spedizione punitiva" degli austriaci. In un casolare sfollato, semidistrutto dai bombardamenti, due soldati trovano un giovane impiccato. Poi, dalle tenebre della casa, spunta fuori anche una strana ragazza che dice di essere la contorsionista di un circo, di chiamarsi Aspasia, 'come l'etèra di Pericle", e di essere stata violentata da un soldato ungherese. Comincia cosi una notte densa di misteri, durante la quale la donna prenderà le sembianze della giovane donna amata da uno dei due soldati (e morta di parto), si preciseranno, o si confonderanno, posizioni ideologiche o confuse filosofie, baleneranno visioni e premonizioni. Con Massimo Salvianti, Lucia Socci, Dimitri Frosali; regia di Ugo Chiti. Domani alla Biblioteca di via Senato per la stagione del Teatro di Verdura.
Camillo Olivetti.E' il primo capitolo della"saga" dedicata agli imprenditori di Ivrea che Laura Curino ha ricostruito su documenti, interviste, testi letterari. Attraverso la pura narrazione si ricordano la vita, l'ambiente, la famiglia, le figure che ruotano intorno al fondatore dell'omonima fabbrica di macchine da scrivere. La storia comincia alla fine dell'800, periodo di grandi fermenti e iniziative, attraversa le due guerre, segue la nascita e l'evoluzione di una delle nostre maggiori realtà industriali e si conclude con la morte di Camillo, avvenuta nel 1943. Con Laura Curino; regia di Gabriele Vacis. Giovedi alla Biblioteca di via Senato per la stagione del Teatro di Verdura.