«Alamo», torna il kolossal

PAVIA. Nel 1836 (dal 26 febbraio al 6 marzo) 186 texani e mercenari difesero fino all'estremo sacrificio Fort Alamo per l'indipendenza del Texas. La battaglia, i duelli, i combattimenti che videro contrapposti un pugno di uomini e duemila soldati messicani guidati dal generale Santana, costituiscono il cuore del film. Ma John Lee Hancock nel suo 'Alamo" ha voluto integrare western e kolossal per sottolineare le problematicità dei personaggi: il colonnello William Travis, che esercita la propria autorità con poca convinzione, Jim Bowie, che vive nel ricordo della moglie morta, Davy Crockett, che non è solo cacciatore di orsi ma anche un uomo pieno di paure e di poche parole, il generale Sam Houston, che si vendica di Santana.
La retorica, insomma, viene diluita nello psicodramma e il patriottismo a tratti stemperato nell'eroica resistenza intesa come simbolo di onore e orgoglio.
Questa settimana è arrivato sugli schermi pavesi anche 'House of the Dead" di Uwe Boll, tipico horror estivo proveniente da un videogame tutto prevedibilità d'effetti, dove un gruppo di ragazzi in cerca di divertimento trova pane per i suoi denti in un rave organizzato in una remota isola al largo di Seattle. Dopo le difficoltà per raggiungere il posto, i giovani lo trovano deserto. Strane creature li attaccano, trovano riparo in una casa decrepita e incontrano qualche superstite di quello che è un orribile massacro ad opera di zombie...
Poi, c'è l'infanzia, la giovinezza, la maturità e la senilità di un monaco buddista raccontati in 'Primavera, estate, autunno, inverno..." dalla splendida mano di Kim Ki-Duk. La storia su un eremo galleggiante, in un lago circondato dai monti, le fasi dell'esistenza di questo monaco accompagnate dallo sguardo e dalla saggezza di un maestro e dalla filosofia delle dottrine buddiste.
Senza disprezzare alcuni momenti di tenero umorismo, il regista coreano realizza una pellicola indimenticabile. Indimenticabile come il colore e l'odore delle stagioni. Come la cornice ambientale che, ad ogni pagina, raggiunge la pittura con composizioni ora geometriche, ora effuse e sfumate, cui fanno da riscontro i gesti dei personaggi, fissati sullo schermo con accenti distaccati e ieratici, oppure con atteggiamenti quotidiani. (f. cor.)