Un omicidio a freddo: ha ucciso per non dare i documenti

ROMA.«Prego, mi fa vedere i documenti?»: è stata questa la domanda che l'appuntato dei carabinieri Alessandro Giorgioni ha posto a Luciano Liboni in un bar di Pereto di Sant'Agata Feltria (Pesaro), scatenando la furia omicida del ricercato. Era stata la titolare del locale, il bar Ciccioni, a chiamare i carabinieri, insospettita dall'atteggiamento dell'uomo.
Questi fece una lunga telefonata in un paese del Sud-Est asiatico dal bar, prima che la titolare si insospettisse e chiamasse la caserma. Non si sa se quella chiamata presupponeva l'intenzione del latitante di partire per l'estero, o se invece l'uomo stesse cercando informazioni o appoggi. Un altro particolare trapela dal segreto sulle indagini: Liboni si trovava nel Montefeltro già da alcuni giorni, prima dell'incidente in moto a Sarsina, avvenuto il 21 luglio, quello precedente il delitto. Alessandro Giorgioni alle 12,30 di giovedi mattina è entrato nel bar e ha domandato a quell'avventore dall'aria truce di mostrargli la carta d'identità.
«I documenti li ho nella moto, mi segua», ha risposto quello, che parlava con un accento dell'Italia centrale, e Giorgioni si è incamminato dietro di lui. Una volta fuori però, l'uomo si è girato, ha tirato fuori una pistola e ha mirato alla gola del militare, sparando il primo colpo. Poi il secondo, diretto al torace, quando Giorgioni era già a terra agonizzante. L'appuntato è morto subito, mentre l'eliambulanza dell'ospedale regionale di Ancona veniva allertata inutilmente. Nel frattempo, l'omicida inforcava la motocicletta imboccando i tornanti delle 'Balze", da cui ci si può facilmente spostare in altre tre regioni.
C'è chi, fra gli investigatori, sottolinea l'abitudine di Liboni a bere moltissimo - lo ha fatto in tutti i locali pubblici in cui è stato avvistato di recente - e forse a consumare stupefacenti, come faceva in passato. Comportamenti da sbandato, che tuttavia non gli hanno impedito di pianificare con una certa astuzia la fuga dalle Marche, lungo la superstrada E45. Quella sosta nella stazione di servizio di Verghereto, in provincia di Forli-Cesena, e la richiesta di informazioni al barista su dove passasse il confine con la Toscana fanno pensare oggi ad un tentativo di depistaggio, per coprire il viaggio verso sud e la capitale.