Ricerca Istat: sempre più italiani preferiscono vivere in comunità
MILANO. Oltre un milione di persone vive in alberghi, seminari, ospizi, collegi, case-famiglia, carceri, caserme, istituti. Un numero in aumento mentre diminuiscono i luoghi deputati ad accoglierli. A raccontarlo è il censimento Istat del 2001 relativo alle «convivenze» ovvero alle comunità di persone che vivono insieme pur non essendo legate da vincoli di matrimonio, parentela o affinità.
Sono religiosi, di cura, di assistenza, militari, di pena, di studio, ma anche di svago i motivi che portano a queste «convivenze». In Italia sono state censite 46.899 comunità (8.580 in meno rispetto al 1991) con 1.309.707 (quasi 29mila in più rispetto al 1991) conviventi, tra residenti e non. I residenti sono il 7 per mille della popolazione residente complessiva.
Alberghi al primo posto.. Tra le tipologie di convivenza prevalgono alberghi, pensioni, locande (28,5%), seguono le convivenze ecclesiastiche (24,8%), gli istituti assistenziali (20,9%) e le «altre convivenze» (17,7%) come navi mercantili e corpi militari residenti in caserma. Rispetto al 1991, inoltre, ci sono 1.500 istituti assistenziali (soprattutto case di riposo) in più, mentre sono diminuite le convivenze ecclesiastiche (2.500 in meno) e gli istituti di cura (705 in meno). Nel 2001 quasi 1 su 4 delle persone in convivenza viveva in istituti assistenziali con un incremento in 10 anni di quasi 50mila unità.
Più donne che uomini. Il 60,3% delle persone residenti in convivenza sono donne. La componente maschile è maggiore negli istituti penitenziari (94,9%) e nei centri per immigrati. Le donne prevalgono negli ambienti ecclesiastici (72,2%) e negli istituti assistenziali, soprattutto in quelli per anziani dove 3 persone su 4 sono del gentil sesso.
L'età media dei residenti in convivenza è di 62,7 anni ma risulta più elevata per le donne (71,9) che per gli uomini (48,7). Un differenza dovuta al fatto che le donne sono più numerose nelle case di riposo (età medià di 83,7 anni) mentre gli uomini prevalgono in caserme, carceri e centri di accoglienza per immigrati dove l'età media è più bassa.
Fenomeno «nordico».Le convivenze sono diffuse prevalentemente al nord (48,6%), seguono centro (25,1%), sud (16,6%), e isole (9,7%). Le regioni in testa sono Lombardia (11,6%) e Lazio (10,2%).
900mila i non residenti. Le persone non residenti conviventi sono 907.984. Per lo più si tratta di ospiti di albergo e ricoverati: rispettivamente 31,5% e 24,2% seguiti da un 21,3% di militari ed equipaggi di navi mercantili. Anche in questo caso c'è una prevalenza degli uomini (59,3%) soprattutto tra i detenuti (95,3%) e tra i cosidetti «altri» (87,8%) come gli assistiti nei centri per immigrati.
Molti religiosi stranieri. Gli stranieri residenti in convivenza sono 27.890, mentre i non residenti sono 189.482. I primi «convivono» soprattutto per motivi legati allo status di religioso (57,4%, sono quasi 16mila i religiosi), oltre ai detenuti (10,5%) e agli assistiti nei centri per immigrati (8,7%). E provengono soprattutto dall'Europa centro orientale, dall'Africa e dall'Asia. I secondi sono principalmente ospiti in albergo (72,4%) e la maggior parte (70,9%) sono europei soprattutto tedeschi e cittadini del Regno Unito.