Cap Anamur, altri 25 rimpatriati

ROMA. Sembra avviarsi verso una conclusione, anche se in maniera confusa, la vicenda dei 37 africani della Cap Anamur che avevano chiesto asilo all'Italia.
Gli africani sono stati quasi tutti rispediti nei rispettivi Paesi d'origine, ma la Corte europea per i diritti umani vuole vederci chiaro e ha chiesto spiegazioni al governo italiano.
Dopo il primo gruppo dei 5 riportati in Nigeria nella notte tra martedi e mercoledi, ieri sembrava che fossero 27 coloro che avevano lasciato l'Italia con un volo della Ghana Airways per Accra, decollato da Fiumicino; poi si è saputo che sono 25. Altri sei, che inizialmente erano saliti a bordo, sono stati fatti scendere dal velivolo e denunciati per resistenza a pubblico ufficiale ed altri reati. Due degli immigrati, secondo quanto fanno sapere i loro legali, lamentano di essere stati picchiati dalla polizia e mostrano segni di lesioni.
La partenza è stata piuttosto movimentata: gli agenti di polizia sono più volte saliti a bordo, per calmare gli animi agitati di qualcuno degli africani, dando man forte ai colleghi sul velivolo con i compiti di scorta nel viaggio. In alcuni frangenti alcuni africani sono stati accompagnati temporaneamente giù dal velivolo e poi di nuovo portati a bordo. Più volte ci sono stati anche colloqui tra i funzionari di polizia e il comandante del volo per la verifica della situazione.
La Corte europea per i diritti umani di Strasburgo ha chiesto al governo italiano informazioni sulla vicenda dei 37 extracomunitari. La pronuncia di Strasburgo fa seguito al ricorso presentato dai legali di 14 degli africani della nave tedesca. La Corte vuole avere informazioni sulla nazionalità degli immigrati e sul tipo di indagini fatte per stabilire se dovessero essere espulsi dall'Italia e, in caso di risposta affermativa, verso quale Paese. Chiede, inoltre, che un'eventuale deportazione degli immigrati verso il Sudan sia sospesa fino alla riunione della Camera della Corte, fissata per il 2 settembre prossimo.
«L'Italia ha un governo inumano, che mostra la sua faccia feroce ai deboli, ai disperati, a quelli che cercano di uscire dalla miseria e dalla morte; oggi ci vergogniamo per il nostro governo» afferma Pietro Folena dei Ds.