No a tutte le guerre? I potenti non sentono
Gli organi di stampa hanno dato l'importante notizia che lo scorso mese è incominciato il processo diocesano per la beatificazione di Igino Giordani, scrittore, politico, giornalista, nato nel 1894 e deceduto nel 1980. Fu capo ufficio stampa del Partito Popolare fondato da don Sturzo. Lavorò presso la biblioteca vaticana, dove introdusse il giovane Alcide De Gasperi. Eletto deputato nel 1946, fece parte dell'assemblea costituente.
L'anno scorso, proprio alla vigilia della guerra in Iraq, è stato ripubblicato il suo libro «L'inutilità della guerra», scritto nel 1953 ma ancora adesso di grande attualità, dopo mezzo secolo. E' un libro che andrebbe fatto conoscere al presidente degli Stati Uniti. Lui che ha una grande dimestichezza con le armi e la guerra e che è solito sentire il parere delle Nazioni Unite quando gli fa comodo.
Allora, Giordani profeticamente scriveva: «Ha torto senz'altro chi inizia la guerra. La guerra è il torto... Il torto è di chi, pur avendo ragione, ricorre alle armi. Chi primo spara è il più sicuro criminale. Uno che ha dalla sua tutte le ragioni, con le armi si prende tutti i torti: infatti impiega mezzi irrazionali. La guerra è una sciagura senza attenuanti, complicata di imbecillità senza limiti (pretende di conseguire il bene con il male, di curare il malato uccidendolo); ed è tale sia se combattuta dagli amici sia se combattuta dagli avversari. Questo è perciò da stabilire: la guerra è un male: dunque non è lecito muoverla».
Gli fa eco il libro recente del giovane fotografo Moises Saman «Questa è la guerra» con un significativo sottotitolo: «Testimone della distruzione dell'uomo». Nato in Perù, cresciuto a Valencia, ora vive a New York. L'autore che ha fotografato i conflitti dall'Iraq alla Palestina, giustamente afferma: «Non importa se l'obiettivo finisce da una parte o dall'altra, in un luogo o in un altro, perché la guerra è sempre la stessa, i conflitti sono uguali in ogni parte del mondo: stessi morti, stessi pianti, stessi sorrisi spariti dai visi dei bimbi».
Due libri, quello di Igino Giordani «L'inutilità della guerra» e quello di Moises Saman «Questa è la guerra» che dovrebbero trovare sempre posto sulla scrivania degli uomini di potere, amanti dell'arte della guerra. Finora, però, non è stato cosi e continua a non essere cosi. Anche perché non c'è peggiore sordo di chi non vuol sentire, cosi almeno diceva mio nonno.
Egidio PiccoPavia
Voghera, in ricordo
del prof. Teresio Lago
Un grande chirurgo ci ha lasciati per sempre: il professor Teresio Franco Lago ha lasciato questa vita, cui tanto aveva dato, circondato dell'immenso amore dei suoi cari.
Il mondo della Medicina è in lutto, cosi come sono in lutto tutti i suoi amici, tutti coloro che lo avevano amato: come Pavia, anche Voghera si inchina reverente, ricordando il grande medico, il valentissimo chirurgo, l'insegnante tanto benvoluto dai suoi studenti, ma anche ricordando l'uomo semplice, il maestro di vita di tutti noi.
Per più di trent'anni, nella nostra provincia, il suo «bisturi d'oro» ha curato e salvato tanti che soffrivano, e tutti costoro oggi lo ricordano con tanto affetto e tanta nostalgia. Il suo insegnamento ha collaborato a creare medici valenti e primari in tanti nostri ospedali: difficilmente il San Matteo metterà in oblio l'opera continua e precisa di Lago, la sua grande arte chirurgica addominale, che lui da Genova ha «portato» a Pavia e qui ha perfezionato.
La scrivente piange un grande maestro, un affettuoso e sincero amico, un uomo che gli è stato guida fedele e continua per più di un trentennio, oltre che curante personale. Il prof. Lago lascia un vuoto incolmabile, sia nel mio cuore che nel mio animo.
Alla sua statura morale, alla sua immensa arte medica, alla sua altissima professionalità, non possiamo che inchinarci riverenti e stringerci in un abbraccio affettuoso ai familiari.
dottor Giuseppe GoriniVoghera
Grazie al dottor Arcuri
per la terapia riabilitativa
Vorrei esprimere un vivo ringraziamento al dottor Arcuri ed ai suoi collaboratori per l'ottimo trattamento avuto durante il periodo relativo alla terapia riabilitativa (sono membro dell'associazione pavese parkinsoniani). Questa cura ha avuto un duplice merito: quello di restituirmi parte della capacità di movimento, permettendomi di vivere dignitosamente, e quello di ridarmi la serenità di attendere con speranza che la scienza trovi una cura per questa crudele malattia.
Nel frattempo so di poter contare su una équipe di sicuro affidamento.
Pietro ChiesaSan Genesio