Una girandola di trovate rivela la magia dei fantastici Momix
VIGEVANO. Come si può non subire il fascino dei Momix? Si potrà dire che i loro spettacoli, frutto della straordinaria e audace creatività di Moses Pendleton, non sono balletto nel senso stretto della parola, ma qualcosa di ibrido: un mix di danza, di teatro-immagine, di giochi circensi, che privilegiano sempre e solo l'aspetto ludico. Certo. Però è impossibile sottrarsi alla loro seduzione. A quei piccoli o grandi incanti che si sono ritrovati nel loro ultimo 'album" di fotografie, o dell'infilata di perle - alcune vere e proprie gemme di invenzione coreografica - intitolata 'The best of Momix" vista al Castello Sforzesco.
Una sorta di vaso di Pandora, da cui esce una girandola di trovate, che rivelano la magia compositiva di Pendleton. Coreografo del tutto 'sui generis", è una specie di Drosselmeyer che si diverte a farci vedere con i suoi occhi un mondo nascosto, ovvero il mondo che solo la nostra immaginazione può ricreare ai nostri occhi seguendo le sue suggestioni mosse tra popolarità e ricercatezza. Come un prestigiatore, porta con sé solo una valigia. La deposita in palcoscenico e lascia che faccia tutto da sola. Dentro c'è quel che basta: sei ragazze e quattro ragazzi, tutti belli e scattanti, tutti saldi e spontanei, tutti allenatissimi e tecnicamente perfetti, tutti artisti del movimento. Sfidano le leggi della gravità. Volano, saltano, rimbalzano, si librano su alti pali, roteano su strutture metalliche mobili, attraversano la scena come fulmini su minuscoli skateboards. Rotolano, caprioleggiano e si staccano da terra, si rincorrono in lungo e in largo, si piegano a mille trasformismi. Ma nelle loro esibizioni non c'è solo agilità virtuosistica, eleganza, strepitosa forma fisica. C'è quel che più conta: la fantasia. Il senso preciso e in qualche modo geniale del fare teatro con immagini accattivanti, piene di fascino, umorismo, poesia. Uniscono l'esaltazione del corpo atletico all'estro ed alla stravaganza in una continua germinazione di idee, meraviglie, giochini illuministici ed illusionistici, splendori visuali, metamorfosi bizzarre, scherzose 'performances" animate da supporti musicali dei più disparati autori blues, pop e rock del nostro tempo. Il palcoscenico diventa, quindi, una specie di luna park dove c'è davvero di tutto. In un ritmo incalzante, si passa dalle ardite composizioni plastiche prese a prestito dai Pilobolus agli energetici movimenti sopra e sotto un tavolo condotti all'estremo, da una morbida cavalcata su palloncini ai giri vorticosi di una ragazza con una sfera, dai misteriosi animali dell'ecologico 'Opus Cactus" a pagine del caleidoscopico 'Passion", dalla maxi lattine di birra dell'ironico 'Baseball" a sequenze del pirotecnico 'Orbit", al multiplo gioco di gambe, mani, corpi per offrire visioni deformate e surreali, figure capricciosamente volteggianti nello spazio... Pezzi di bravura, certamente, spiritosi, sempre di forte impatto spettacolare. Ma anche consumistici, magari futili ed effimeri.
Ci sono, però, in essi, un fascino stilistico, l'attrattiva di un mondo 'naif", una sensualità leggera, un'atmosfera lieve, soprattutto la naturalezza comunicativa, il severo professionismo e la straordinaria capacità di resistenza, impossibili da immaginare in una compagnia europea, degli interpreti. Ed un'emozione nutrita con intelligenza, nessuna concessione al banale, mai un momento di noia. Il che li salva dall'insostenibile leggerezza del loro essere. Cosi, il mondo di Pendleton merita il più alto indice di gradimento. (f. cor.)