Muore soffocata da una pressa, il marito scopre il cadavere
TRIESTE. Un carabiniere interviene per un infortunio sul lavoro e scopre che il corpo straziato è quello della moglie. E' successo ieri a Muggia, in provincia di Trieste, allo stabilimento Pasta Zara 2 del gruppo Bragagnolo. La donna aveva infilato le braccia e la testa sotto la pressa della scatolatrice della pasta che si era improvvisamente inceppata e il rullo in movimento l'ha trascinata tra gli ingranaggi della macchina.
Marianna Di Domenico, 26 anni è morta cosi ieri mattina. L'ha trovata il marito, Marco Mazzotta, maresciallo dei carabinieri del nucleo radiomobile. Era stato mandato li dalla centrale operativa per un «grave infortunio sul lavoro», per fare i primi rilievi. Non poteva sapere che la vittima era proprio Marianna, la donna che poche ore prima aveva salutato con un bacio prima di uscire di casa per andare al lavoro. Lui di pattuglia, lei in fabbrica.
Tutto è successo poco prima delle 7. Allo stabilimento arriva la pattuglia dei carabinieri. Gli operai liberano la testa dalla pressa: il corpo senza vita della dipendente finisce fra le braccia del carabiniere. E' in quel momento che Mazzotta capisce che la vittima è sua moglie.
L'uomo si mette a urlare, è sotto choc, si rinchiude nel bagno dello stabilimento, distrutto dal dolore. I sanitari del 118 gli offrono assistenza, ma lui non ne vuole sapere. Il maresciallo si dispera, per molte ore staziona all'obitorio, vicino alla salma della moglie. Piange. E i colleghi gli fanno da scudo.
La donna era entrata nello stabilimento circa tre mesi fa, attraverso la 'Worknet", una società di lavoro interinale. Il marito, racconta il comandante della compagnia, era felicissimo che lo avesse trovato. Il contratto era scaduto il 14 luglio scorso, ma era stato rinnovato per altri tre mesi. Di solito Marianna non operava da sola sulla linea di inscatolamento. Questa settimana, tuttavia, il suo collega era in ferie.
Ma cos'è successo ieri alle 6.55 nella fabbrica Pasta Zara, una struttura modernissima inaugurata appena due anni fa? Come è possibile che una scatolatrice all'improvviso si sia inceppata, per poi «inghiottire» il corpo dell'operaia? E i sistemi di sicurezza perchè non si sono attivati?
L'inchiesta coordinata dai pm Giorgio Milillo e Michele Stagno cercherà di chiarire questi aspetti. «Ho disposto il sequestro del reparto. Ho dato indicazioni precise perchè sia verificata l'applicazione delle norme sulla sicurezza», ha dichiarato Milillo. Nei prossimi giorni verrà effettuata l'autopsia.
La ricostruzione della tragedia non è facile. «Stiamo cercando di capire come mai la macchina non si sia bloccata» ha dichiarato Umberto Laureni, funzionario dell'Azienda sanitaria responsabile dell'antinfortunistica. Nel mirino degli investigatori i sistemi elettronici che disattivano il funzionamento dell'impianto nel caso in cui i «cartoni», come è accaduto ieri, si inceppino.