Fa a pezzi la mamma e nasconde i resti in cantina
MILANO. «Mia madre? Si trova da mio fratello, in Inghilterra». Boris Zubine, 58 anni, il braccio sinistro offeso da una malformazione congenita, pareva sicuro di sè davanti alle forze dell'ordine. Intanto i carabinieri, giù in cantina, raccoglievano i pezzi di quel che restava di sua madre, uccisa e rinchiusa a brandelli nei sacchi della spazzatura.
Lui, 17 anni di carcere alle spalle per l'omicidio del marito della propria amante, sulle scale della palazzina dell'orrore, alla periferia Est di Milano, ha affrontato con tutta tranquillità gli inquirenti. Non un battito di ciglia rivelatore, mani ferme, risposta spedita. Si proclama innocente. Non ha denunciato la scomparsa della madre solo perché sapeva che era partita per l'Inghilterra. Ora è accusato, per la seconda volta nella sua vita, di omicidio e occultamento di cadavere. Ma nel curriculum vanta anche un tentato omicidio e un sequestro di persona. Risalgono tutti a quel maledetto 1986, quando intrappolato in una storia d'amore impossibile, uccise Carlo Vittorio Ronchetti, imprenditore del Varesotto e marito della donna che gli aveva fatto perdere la testa. Poi tentò di uccidere anche l'amante. Quella volta disse di aver sparato per legittima difesa. Boris è nato in Egitto, il nome glielo ha dato il padre di origine russa e ha effettivamente un fratello che vive a Londra. Ma a dicembre del 2003, quando è uscito dal carcere, ha preferito restare a Milano con la madre, Maria Arena, 77 anni. I vicini di casa che lo descrivono come un tipo strano, giurano di averlo visto poche volte, spesso in compagnia della nuova fidanzata, un'italiana di 28 anni. Nel rapporto conflittuale tra l'anziana e la coppia pare si nasconda il movente di questo giallo d'estate. Maria, una donna corpulenta, ancora nel pieno delle forze, da giovane era stata una cantante lirica. Viveva della sua pensione, nell'appartamento al secondo piano, modesto ma pulito. E mal sopportava, a quanto riferiscono i vicini, la compagna del figlio. Toccherà all'esame autoptico, disposto dal magistrato, stabilire se davvero i resti trovati in otto sacchi neri della spazzatura, nascosti alla meglio nella cantina di via delle Asturie, siano quelli di Maria. Quel che è certo è che si tratta dei resti di una donna morta, secondo i primi riscontri, almeno 20 giorni fa. Ed è più o meno da un mese che i vicini di casa non vedono Maria Arena. Sentivano invece una puzza insopportabile. Pensavano si fosse rotta la fognatura. Avevano segnalato il problema alla Asl e alla polizia municipale. Negli ultimi giorni, con il caldo, la situazione era peggiorata, tanto da richiedere l'intervento dei vigili del fuoco. La porta della cantina era chiusa a chiave ed è toccato ai carabinieri fare la macabra scoperta. Il medico legale conferma la prima impressione: il cadavere, in avanzato stato di decomposizione, appartiene a una donna, con ogni probabilità la proprietaria della cantina. Ora è tutto all'esame del Reparto investigazioni scientifiche di Parma. Boris, incrociato dagli investigatori sulle scale di casa e interrogato per tutta la notte, ha continuato a dire che sua madre è in Inghilterra. Il magistrato di turno, Luca Poniz, dopo il lungo faccia a a faccia, ne ha disposto il fermo. E' stata interrogata anche la ragazza. Resta il dubbio che Boris con quella malformazione al braccio possa aver fatto tutto questo.