Due anni di indagini e colpi di scena
AOSTA.Il 30 gennaio del 2002, a Cogne, nella villetta di Annamaria Franzoni e Stefano Lorenzi, viene ucciso Samuele, il figlio più piccolo della coppia. Dell'omicidio viene accusata la madre. Arrestata il 13 marzo, la donna viene scarcerata il 30 marzo perchè i giudici del Tribunale del Riesame di Torino ritenengono contraddittori e non sufficienti gli indizi raccolti. Il 10 giugno del 2002 la Corte di Cassazione, annulla l'ordinanza del Tribunale del Riesame di Torino rinviando gli atti allo stesso Tribunale, per un nuovo corso delle indagini. Tre mesi dopo, il 19 settembre, arriva una seconda ordinanza del Tribunale del Riesame con la quale si decide nuovamente la detenzione della donna che però rimane in libertà in attesa del pronunciamento della Cassazione, su ricorso del difenzore.
Il 31 gennaio del 2003 arriva la seconda decisione della Corte di Cassazione che pur ritenendo gravi gli indizi di colpevolezza a carico della Franzoni, non ritiene motivate le esigenze cautelari nei confronti della stessa. Il 10 febbraio, il Gip di Aosta, Fabrizio Gandini, revoca l'arresto. Si arriva al 3 luglio del 2003 quando viene chisto il rinvio a giudizio per la mamma di Samuele, accusata di omicidio volontario aggravato. Il 16 settembre, il giudice Eugenio Gramola dispone una superperizia sulle tracce di sangue riscontrate sul pigiama di Anna Maria Franzoni la mattina del delitto. Il 28 giugno scorso l'inizio dell'udienza preliminare. Ieri la sentenza.