Ripristinato lo stato di diritto dopo il caos e l'incertezza


Un'altra tegola, di quelle pesanti, si abbatte su di un governo sempre più in affanno. Si sapeva che la legge Bossi-Fini sull'immigrazione era una legge-caos e sarebbe stata dichiarata in parte incostituzionale. Doveva rappresentare un esempio di efficiente decisionismo e invece si sta rivelando un autentico «boomerang». Sicurezza e immigrazione erano state al centro della campagna elettorale del centrodestra, della Lega in particolare e le nuove norme dovevano esprimere una autentica strategia di governo, in opposizione alla «mollezza» della antecedente legge Turco-Napolitano.
Ieri la Corte costituzionale ne ha bocciato due parti essenziali: l'espulsione coatta dei clandestini senza alcun contraddittorio legale; l'arresto obbligatorio dello straniero che, già espulso, non avesse lasciato l'Italia.
La Corte ha richiamato giustamente l'articolo 3 della Costituzione che garantisce uguali diritti per tutti e l'articolo 13 che sottopone ogni atto di restrizione della libertà personale al giudizio della magistratura. Ogni espulsione dovrà quindi essere oggetto di un indispensabile contraddittorio legale e su questo punto non c'è che da ripristinare leggi e garanzie già vigenti. Nel secondo caso ci vorrà una revisione della legge bocciata. La quale peraltro si stava già rivelando un autentico fallimento anche sul piano operativo. Gli extra-comunitari già espulsi rimasti nel Paese commettono un reato passibile di contravvenzione. Per cui di solito vengono rilasciati. A Milano, dall'entrata in vigore della Bossi-Fini, gli stranieri arrestati risultano 2.221 di cui in prigione ne sono finiti solo 15. Una legge che fa la faccia feroce e poi però risulta inapplicabile, anche perché tecnicamente scadente.
In generale essa però ha talmente complicato la questione degli ingressi, delle regolarizzazioni e dei permessi che chi ha i titoli per entrare in Italia, molto spesso sceglie per la via più breve: la clandestinità. E purtroppo a qualcuno fa comodo questa «manodopera a minor costo, con la massima flessibilità e nell'impossibilità di rivendicazioni», come ha commentato ieri il direttore della Caritas italiana, Vittorio Nozza, per il quale «la Consulta ha ripristinato lo Stato di diritto».
Inoltre, numerosi migranti «economici» hanno nei mesi scorsi preferito chiedere asilo politico pur di avere un sia pur temporaneo permesso di soggiorno che evitasse o rinviasse l'espulsione.
Altro caos, altra confusione. A danno di quanti, perseguitati e torturati nei Paesi d'origine, subiscono l'epiteto di 'clandestini" e l'umiliazione di essere trattati come una minaccia all'ordine pubblico. Lo ha denunciato il gesuita Francesco De Luccia coordinatore del Centro Astalli. Nel solo 2003 ben 7.600 persone che avevano chiesto asilo all'Italia come rifugiati sono poi risultati irreperibili non avendo trovato posto nei centri di accoglienza. Molti di loro hanno passato notti e notti all'addiaccio, senza assistenza di sorta, allo sbando, in attesa di un giudizio della commissione di verifica che tarda magari dieci mesi. Una vergogna. Mentre la legge sui rifugiati dorme in Parlamento e lo stesso caso della Cap Anamur viene trattato con frettolosi strumenti di emergenza. La questione-immigrazione dalle aree più povere del Quarto Mondo è enorme e noi la vogliamo risolvere ergendo muri cartacei. Con questi risultati: caos, sofferenza e illegalità.

Vittorio Emiliani