Albuzzano, una folla per l'addio a Bonati

ALBUZZANO. La chiesa della frazione Barona è dedicata agli apostoli Pietro e Paolo e non è tanto grande. Cosi, ai funerali di Carlo Bonati, molte persone sono costrette a rimanere fuori, sul sagrato. E ce ne sono davvero tante, di persone. Amici e colleghi di lavoro, il sindaco di Pavia, Andrea Albergati, tutti raccolti intorno al dolore della famiglia. Un cuscino di fiori bianchi e gialli è stato appoggiato sopra la bara. Il mistero di una sparizione durata due giorni e terminata con un suicidio rimane tale. Accompagna il feretro nel mesto corteo verso il cimitero e sotto il sole della pianura nessuno ha tanta voglia di interrogarsi su quanto sia accaduto in quel breve lasso di tempo. Carlo Bonati ha aiutato molte persone, e tanto basta.
Il carro funebre è parcheggiato proprio di fronte all'ingresso della chiesetta. Corone di rose sono appese ai lati e recano parole di cordoglio. Tra la piccola folla che si assiepa sul sagrato corrono commenti sottovoce, ricordi di una vita che Bonati ha dedicato quasi interamente agli altri. Ma la maggior parte delle persone che, da fuori, ascolta la funzione tiene gli occhi bassi. Il sacerdote legge un brano dal Vangelo secondo Matteo e tutti si segnano la fronte, le labbra e il cuore.
Le sacre scritture parlano di Gesù che distingue i buoni dagli empi, le pecorelle dai capri. Si rivolge agli animi onesti e li loda per averlo rifocillato quando aveva fame, dissetato quando aveva sete, visitato quando era malato o carcerato. I buoni si stupiscono, chiedono «quando ti abbiamo aiutato, Signore?».
E Gesù risponde: «ogni volta che avete dato da mangiare a un affamato avete sfamato me. Ogni volta che avete recato visita a un infermo, avete visitato me». E' il «segreto» dei Vangeli, quell'insegnamento che tante persone si limitano a ripetere in chiesa, come una poesia mandata a memoria, e che invece Bonati aveva trasformato in prassi quotidiana. Il sacerdote sottolinea proprio questo aspetto nella propria omelia.
Anche se, dall'esterno della chiesa, è difficile cogliere tutte le parole per via della voce rotta dall'emozione.
Racconta dell'esistenza di Bonati, dei suoi quattordici anni vissuti all'interno dei servizi sociali del Comune di Pavia. Di tutte le persone, minori e non, che nel corso degli anni si erano rivolti a lui per avere un aiuto. Degli stranieri che, dal 2001, erano diventati il suo compito professionale e il suo impegno umano. Perchè l'elemento che tutti i colleghi di lavoro, e anche il presidente dell'Asp Sergio Contrini, hanno evidenziato è proprio l'assenza di un limite tra l'impegno sul lavoro e quello personale.
Dopo la fine dell'esperienza come educatore in comunità, Bonati avrebbe potuto scegliere percorsi più comodi nella «macchina» burocratica di palazzo Mezzabarba, invece aveva deciso di lanciarsi in un'altra avventura, accettando l'incarico di responsabile dell'ufficio immigrazione.
Cosa sia successo nell'animo del dirigente comunale è un mistero tanto fitto quanto angosciante. La ricostruzione delle sue ultime ore presenta una lacuna di oltre due giorni. L'ultimo a vederlo a Pavia è stato, mercoledi scorso, un suo collega di lavoro.
Lo ha visto salire a bordo della sua Citroen «Saxo», nei pressi del Municipio, e allontanarsi intorno alle 13,15. Da questo momento in avanti c'è una lunga parentesi di buio. Non si sa cosa abbia fatto o chi abbia incontrato il cinquantaquattrenne.
Ma non vedendolo tornare a casa, dalle sei figlie, la moglie ha dato l'allarme. Carabinieri e polizia lo hanno cercato per due giorni.
A trovarlo, sabato mattina, sono stati due cantonieri di Cigognola. Dovevano ripulire il parco giochi, si sono trovati di fronte al corpo di un uomo che si era impiccato a un gioco per bambini servendosi della cintura. I carabinieri hanno trovato poche tracce: lo scontrino fiscale di un bar di Bobbio, in provincia di Piacenza. Difficile ricostruire gli spostamenti nelle ultime ore, ancora più arduo comprendere le motivazioni che lo hanno condotto al gesto estremo. Pare non abbia lasciato messaggi d'addio.