Il Quirinale è stato dimenticato
La crisi c'è, si vede, si prolunga, ma non viene dichiarata. Altro che ritorno alla Prima Repubblica: la Casa delle Libertà agisce in maniera difforme da canoni che, certamente talvolta riprovevoli dal punto di vista politico, i partiti della Prima Repubblica mantenevano comunque entro i limiti parlamentari e costituzionali. La sostituzione di ministri importanti non è mai stata un semplice fatto tecnico, ma, come effettivamente è, un fenomeno politico che veniva sanzionato quantomeno da un dibattito parlamentare.
Di 'interim" nella Prima Repubblica ce ne furono pochissimi, e mai intesi a nascondere le difficoltà operative del governo, ma, al contrario, a creare condizioni migliori.
La Prima Repubblica, nel bene e nel male, fu una repubblica parlamentare ai limiti del consociativismo, ma il Parlamento svolse compiti significativi e visibili.
Non si è assistito mai, nella Prima Repubblica, ad una cancellazione quasi completa del ruolo e dei poteri del Presidente della Repubblica. Questi esercitava, talvolta, secondo alcuni protagonisti, persino in maniera eccessiva, i suoi poteri di consigliare, di guidare, di approvare, fino a, persino, rifiutare la nomina di alcuni ministri.
Invece, la Casa delle Libertà si spartisce ministri e ministeri quasi in un'aperta sfida al Presidente Ciampi, dando per scontato che il Presidente dovrebbe limitarsi a ratificare quello che Berlusconi, Fini e Follini decideranno. Se cambiano alcuni ministri e alcuni sottosegretari, se viene ritoccato il programma in alcuni punti rilevanti, se si aprono problemi nuovi, allora in una repubblica parlamentare diventa indispensabile un dibattito e un voto parlamentare, e, per la nomina dei ministri, diventa imperativa la firma, che significa approvazione, del Presidente della Repubblica. Purtroppo, la Casa delle Libertà ha interpretato la sua oramai lontana vittoria elettorale come un mandato assoluto e svincolato, derivante dai numeri parlamentari e non soggetto alle regole parlamentari e costituzionali.
E' una concezione della politica che oscilla fra il populismo e l'autoritarismo. Una società ancora sufficientemente diversificata in una pluralità di associazioni come, nonostante tutto, rimane quella italiana non è governabile da un populismo blandamente autoritario. La Casa delle Libertà ha fallito, ma non ha ricambi perché la sua classe dirigente è limitata e inadeguata. La lunga e inconcludente verifica che dura da sette mesi e la crisi in atto costituiscono la prova migliore che l'esperimento di un governo che voleva essere liberista, ma che non ha saputo essere liberale, è fallito. Il programma della Casa delle Libertà non è migliorabile, a prescindere dal balletto dei ministri, ma applicare le regole parlamentari e costituzionali servirebbe a trovare qualche non banale soluzione condivisa almeno ai problemi dell'economia e dell'informazione. Magari andando dal Presidente della Repubblica e tornando in Parlamento.