Intreccio, raffica di assoluzioni

VOGHERA.Cinque assoluzioni e condanne ampiamente al di sotto delle richieste del pubblico ministero: si è concluso cosi, all'una di ieri dopo tre ore di camera di consiglio, il processo con rito abbreviato per gli imputati coinvolti nell'operazione Intreccio. Operazione di polizia molto complessa, che sulla base delle dichiarazioni delle persone coinvolte ha portato nel corso degli anni a decine di perquisizioni ed arresti e si è sviluppata in tre filoni a partire dal 1999 ed è stata alla fine riunificata in un solo procedimento. Pierluigi Araldi, per il quale il pubblico ministero Walter Cotugno aveva chiesto la pena più alta (nove anni e tre mesi) è stato assolto.
Condanna a due anni e 8 mesi, invece, per Ivano Moscato per il quale il Pm aveva chiesto un'identica condanna a nove anni e tre mesi.
Il giudice per l'udienza preliminare, Donatella Oneto, ha assolto anche Giuseppe Di Stefano, Enrica Balestrini, Rosa Lo Pergolo e Stefano Peccenini.
Condannati, rispettivamente a tre e quattro anni, Giovanni Ferraraccio e Ivano Gabanti.
Resta ancora in sospeso il caso di Paolo De Riso, l'ex dipendente del tribunale di Voghera per il quale la difesa aveva chiesto lo spostamento del processo da Voghera in base alla legge Cirami: la Cassazione ha disposto che il processo si svolga comunque a Voghera e il dibattimento arriverà a termine con ogni probabilità a settembre.
La chiusura del filone principale del processo seguito all'operazione Intreccio è stato accolto con soddisfazione dal pool di avvocati al lavoro: Marcello Lugano, Marcello Brgonzi Perrone, Giorgio Lo Bianco, Clelia Cazzola, Giuseppe Nadalini di Genova e Tava.
Soddisfazione per le assoluzioni e comunque per le condanne al di sotto delle richieste dell'accusa. «Nel caso di Araldi e Di Stefano il caso Intreccio non finisce qui - preannuncia l'avvocato Marcello Lugano -. Presenteremo una richiesta di risarcimento nei confronti dello Stato per il periodo di detenzione cautelare che i miei assistiti hanno ingiustamente sofferto. Devo comunque sottolineare il mio pieno apprezzamento per il giudice che ha dimostrato di essere privo di pregiudizio e di aver agito con grande equilibrio valutativo».
Soddisfazione anche da parte dell'avvocato Marcello Perrone che sottolinea come «la sentenza giusta dimostri come il giudice abbia rivendicato la propria indipendenza dalla procura».
L'avvocato Clelia Cazzola parla di «sentenza molto ben ponderata, con un giudice che ha valutato congruamente gli elementi a disposizione».