Se il vigile controlla soprattutto le bici
Ho commesso un'infrazione al codice della strada. Qui a Pavia. Domenica mattina, 11 luglio, verso le ore 11.30, approfittando di una bella mattinata di sole senza afa e con poca gente in circolazione, dovuto alle partenze estive, stavo percorrendo adagio adagio, con la mia bicicletta, il Lungoticino dalla parte del parapetto per ammirare uccelli selvatici che si posano sull'acqua e per guardare il nostro Ticino e le imbarcazioni. Per questo ogni tanto facevo una fermata e poi riprendevo lentamente la mia passeggiata.
Questo è un tragitto che la domenica mattina lo fanno in diverse persone, anche accompagnando il proprio figlioletto con la biciclettina.
Ad un certo punto trovo davanti a me due vigili urbani. Uno dei due, con modo assai deciso e poco garbato, mi invita, si fa per dire, a scendere dal marciapiede e a pedalare sul viale. Intanto che questo si sgolava per farmi tornare indietro e per farmi la predica, ho tirato diritto e al primo passaggio pedonale ho attraversato e mi sono messo sulla carreggiata stradale. Dalla stessa mia parte, ma pedalando dalla parte contraria alla mia, sopraggiungeva un signore anche lui in bicicletta con il suo figlioletto anch'esso con la biciclettina: anche loro sono dovuti scendere dal marciapiede e percorrere il viale.
Naturalmente il viale è percorso da automobili e moto e non c'è la vista del Ticino.
Sono sicuro che i vigili urbani non erano li appoggiati al parapetto per prendere la brezza del Ticino o per farsi abbronzare dal sole. Credo fossero stati comandati per questo servizio. Certo che per il nostro vigile urbano deve essere stato un servizio molto impegnativo e di alta professionalità. Mi viene spontanea una domanda: ma veramente il Comune di Pavia ha tanti soldi per permettersi di pagare due vigili urbani per svolgere un compito di cosi poco conto?
Una precisazione che trovo importante: quasi tutte le piste ciclabile si trovano sui marciapiedi. Addirittura su tanti tratti circolano anche le motorette, vedi soprattutto il ponticello sulla Vernavola e nessun vigile urbano vedo che li fermano.
G. L.Pavia
Nel ricordo di Carlo
«Dovevamo capirti di più»
A fronte di un gesto estremo (compiuto nella fattispecie da Carlo B.), lo sconcerto, il dolore, le domande senza risposta, lasciano sempre attoniti e impotenti. Tanto più nel caso di una persona con la quale si sono convissuti anni di lavoro, impegnativo e delicato, dai quali sono nati stima e rispetto, si auspica, reciproci.
La persona, degna, professionale ed equilibrata, non ha mai lasciato trasparire segnali significativi di disagio e, di conseguenza, di aiuto. Da qui, un senso di colpa, per non aver saputo cogliere e di rimpianto per quello che avrebbe potuto essere e non è stato.
Alla misericordia di Dio l'anima di chi non c'è ed alla sua onnipotenza la nostra, poichè di fronte al mistero profondo della vita, non valgono le nostre affannose ed affannate risposte.
A CarloIl mio cuore sanguina, / perchè Carlo / è andato; / io sono arrabbiato, / perchè Carlo, / è andato.
L'ho conosciuto, / l'ho stimato, / l'ho visto / in comunità, / in ufficio, / in frontiera.
Sempre richiesto, / mai negato, / qualche volta / un po' / sollecitato.
Per forse / questo, / in quel suo / modo / un po' / garbato, / Carlo / ha deciso / e / se ne è / andato.
Gaetano RespizziPavia
Walter Minella assessore
Ecco le mosse di Pavia
«Ti perderò come si perde un giorno chiaro di festa»: è il desolato incipit di una poesia di Alfonso Gatto intitolata «Parole», ma è anche quello che i componenti superstiti del Nuovo Ulivo potrebbero dire a Walter Minella, neo-nominato assessore ai Servizi Sociali che, accettando l'incarico, è cosi precipitato, secondo l'opinione non del tutto ingiustificata di Bruno Solerte, dal ruolo di figlio prediletto a quello di serpe in seno.
Nel garbuglio sempre più intricato che è ormai diventata la politica pavese, uno scaltro gioco agli scacchi, incomprensibile per chi venga da fuori città, in cui l'abilità consiste nel sapere individuare in anticipo quali possano essere le mosse dell'avversario, sembra di sentire il coro della Cenerentola di Rossini: «Questo è un nodo avviluppato, / questo è un gruppo rintrecciato, / chi sviluppa più inviluppa, / chi più si sgruppa, più raggruppa; /ed intanto la testa / vola, vola e poi s'arresta / vo tenton per l'aria oscura, / e comincio a delirar».
E' pur vero, però, che Minella, rifiutando l'incarico, avrebbe sortito effetto, ripercussione e giudizio scandalizzato (o fintamente tale) e negativo, in molti addetti alla politica cittadina. Un po' come se, la Monaca di Monza del Manzoni, prima di pronunciare i voti solenni che l'avrebbero consacrata a Dio per sempre, avesse mandato tutto a carte quarantotto e fosse uscita indomita, fiera e sprezzante dal convento.
Si combatte ormai in casa, all'interno dello stesso movimento, intra-moenia. Tutto quello che viene detto può essere vero, ma se lo si ribalta, diventa vero anche l'esatto contrario; Guelfi e Ghibellini al confronto erano semplici, sprovveduti dilettanti; se resuscitasse Pirandello, altro che «Gioco delle parti», a Pavia avrebbe ancora da imparare.
L'offerta dell'assessorato è sembrata a molti uno specchietto per le allodole e l'accettazione dell'incarico ha, chissà perchè, un retrogusto non dolcificato, un vago sapore di tradimento. Già all'epoca dei Romani, quando si voleva indebolire un gruppo, o disfarsi di qualcuno che con il passare del tempo poteva diventar pericoloso, lo si spediva, promuovendolo, a governare una provincia lontana.
D'altra parte, se si va all'osso, se ci si dimentica per un momento della forma, si pensa che da sempre «Parigi val bene una messa». Un assessorato rappresenta una proposta irresistibile. Avrà ragione Dandini nella Cenerentola?: «Come un'ape nei giorni d'aprile / va volando leggera e scherzosa; / corre al giglio, poi salta alla rosa / dolce un fiore, a cercare per sè; / fra le belle m'aggiro e rimiro; / ne ho vedute già tante, e poi tante; / ma non trovo un giudizio, un sembiante, / un boccone squisito per me».
Loris Dalla MarigaPavia
Casteggio, la commissione
pubblici esercizi
Con grande stupore abbiamo appreso, attraverso il quotidiano «La Provincia Pavese» del 4 luglio, dello stato di emarginazione denunciato dal presidente del Comitato Clastidium a seguito alle parole pronunciate dal segretario Ascom nel corso della riunione aperta a tutte le associazioni di commercianti e artigiani svoltasi in data 29 giugno.
Riteniamo necessario far presente che le idee e le richieste del presidente sono apparse, rispettivamente, confuse ed imprecise. Infatti il segretario non ha parlato di commissione commercio, peraltro già costituita per libera scelta dell'Amministrazione di Casteggio, composta dai consiglieri comunali proporzionalmente ai seggi ottenuti in consiglio ed il cui presidente era presente all'incontro del 29/6, ma esclusivamente di commissione «pubblici esercizi».
Quest'ultima, prevista dalla Lr n. 30 del 24/12/2003 e da istituirsi entro il 10 luglio, all'art. 20 precisa che la commissione deve (anche) essere composta dai rappresentanti delle associazioni di categoria dei pubblici esercizi maggiormente rappresentative a livello provinciale (l'Ascom appunto). Ne deriva che il «comitato», per legge, non può partecipare.
Infine, se il maggior desiderio del presidente è quello di interagire con le altre associazioni per organizzare iniziative e manifestazioni, ben venga la sua partecipazione, per lo meno non sarà costretto a creare doppioni di manifestazioni già programmate.
Associazione commercianti della provincia di Paviastruttura dell'Oltrepo Casteggio
Il ciclista travolto
proveniva da Bereguardo
Sono parte coinvolta in un incidente stradale su cui la Provincia pavese ha pubblicato un articolo, descrivendo l'accaduto in modo inesatto.
Per una maggiore chiarezza verso i lettori e per una questione di serietà, avrei piacere che vensse chiarito un punto fondamentale dell'incidente accaduto.
Il riferimento è all'articolo pubblicato domenica 20 giugno a pag. 19, dal titolo «Travolto in bicicletta al bivio».
Richiedo cortesemente che venga effettuata una correzione al testo pubblicato, in quanto alla riga undicesima si legge: «Stava pedalando su una 'Colnago" da corsa ed era diretto verso Bereguardo», mentre nella realtà dei fatti il signor Mario Prandi proveniva da Bereguardo, in senso opposto al mio (ero alla guida dell'auto coinvolta), che provenivo da Pavia.
Daniela BrambillaMotta Visconti
Bereguardo, il ritorno
dello stesso sindaco
Chiedo cortesemente questo spazio per rivolgermi ai miei ex-compaesani di Bereguardo. Vorrei sapere da loro perché hanno rimesso a capo del Comune, commissariato da tempo, lo stesso sindaco. Forse non hanno capito che era stato sfiduciato? Mi è giunto all'orecchio che qualcuno abbia fatto credere ai bereguardini che c'era in atto una persecuzione contro di lui e un gioco al massacro.
Come hanno potuto credere a ciò? Soprattutto tenendo conto che il prefetto non invia un commissario se non ci sono seri motivi e che quello non era un gioco, ma una cosa seria. Mi ritengo fortunata ad essermi allontanata dal paese (che per anni mi ha ospitata) e dove per anni mi sono trovata bene. Spero che ai bereguardini non interessino solo le feste in piazza.
Giancarla CampariVoghera