Gag-show, arriva il ciclone Panariello
VIGEVANO. Coloro che pensano che i nuovi mezzi uccidano i vecchi, che per esempio la televisione o addirittura il cinema abbiano reso inutile il teatro, dovrebbero riflettere al circuito ormai ben stabilito che porta a teatro i comici che sono stati lanciati al cabaret ed hanno avuto successo sullo schermo: tanti da alimentare intere stagioni. Uno di questi comici che si destreggiano tra tv e contatto diretto con il pubblico è Giorgio Panariello. Che domani sera sarà protagonista dello show al castello di Vigevano.
Panariello, riposta nell'armadio la vestaglia zebrata utilizzata durante l'inverno per il molièriano borghese gentiluomo, arriverà domani sera sul palcoscenico del Castello Sforzesco con uno spettacolo che, come il titolo anticipa e promette ('Giorgio Panariello Show"), offrirà all'attore l'opportunità di esibire una delle sue travolgenti interpretazioni, ricordando tanti momenti del suo migliore repertorio esibito anche in tv: da 'Succo d'arancia" a 'Vernice fresca" ad 'Aria fresca", 'Torno sabato", 'Boati di silenzio", 'Bagnomaria", 'Al momento giusto"...
«La performance - ha detto di sè il comico versiliese nel presentare il suo lavoro - è il mio camerino... Quante volte avete sentito dire che il vero spettacolo è dietro le quinte... E' la verità. Alle volte quello che accade alle spalle di uno show è più divertente di quello che si vede in scena. E' nel camerino davanti allo specchio che provo i nuovi costumi, mi invento facce buffe, provo baffi, barbe e cappellini. E' li che le mie idee diventano persone. E' nel camerino che ripeto a voce alta le battute che poi porterò davanti alla gente in un teatro oppure alla tv».
Dunque, ci saranno riferimenti a tutti quei personaggi ispirati a situazioni rubate alla quotidianità e trasformate in occasioni ludiche: Mario il bagnino, il bambino Simone, il macellaio Pio Bove, il pierre della discoteca Kiticaca di Orbetello tutto-marsupio-e-poco-cervello, Merigo l'ubriaco, la signora Italia, Lello Splendor, 'Renao di Prao", calciatore brasiliano che è sempre infortunao, oppure quel nonnetto Reperino, che, seduto su una panca col bastone retto da una mano tremolante, racconta il pensiero dell'anziano nell'attuale società, sottolineando il disinteresse della generazione d'oggi nei confronti di chi ne ha visto di tutti i colori e che sono messi in disparte perché l'importante è che non infastidiscano e che si vedano il meno possibile.
Ancora una volta 'uno nessuno e centomila", Panariello, però, porterà con sé soprattutto un 'tourbillon" di vecchie e nuove imitazioni, nuove gag rubate tra un carrello ed uno scaffale del market, battute ed argomenti tratti da discorsi da bar, richiami al panorama politico del Paese, alle metropoli sempre più stressate, alle persone intrattabili e ai loro atteggiamenti più curiosi, da testare sul pubblico.
«Prove tecniche di trasmissione», punteggiate di modi di dire, luoghi comuni banali e diffusi, monologhi, sketch, finzioni, spunti popolari o d'elite. Come sempre, ancora di più che in tv, alle volte sarà crudo («Eh, noi toscani parliamo sporco, pensate che 'infiascare" il vino si dice 'trombare" il vino e, a quel punto li, appena sentivo dire questo al contadino, io...»), alle volte 'sessoeloquente" («Io faccio spettacoli ovunque, d'estate: al mare, in montagna, nei villaggi turistici. Sono come i ginecologi: lavoro dove gli altri si divertono...»), altre ancora brutale quanto basta.
Cosi, attraverso la satira battente, anche se mai impietosa, la cifra dell'umorismo intelligente appartenente alla scuola di pensiero di Alessandro Benvenuti ed i segni buffi con cui sono tratteggiate le 'maschere" in scena, l'Italietta, forse più che Panariello, fa show. (f. cor.)