«Maggioranza in disfacimento»


ROMA.I leader del centrosinistra assistono con un po' di sgomento alle «manovre politiciste» della maggioranza e alle «sedute spiritiche» intorno ai tavoli della verifica. Hanno mandato via Giulio Tremonti, dice Piero Fassino, e ne propongono la stessa politica. Francesco Rutelli assicura che nessuno lavora per un «centro tra i due poli», dice che dal bipolarismo non si torna indietro e propone, alludendo con ironia a Tremonti, una «agenda di governo creativa».
Ma il leader della Margherita guarda sempre con interesse alle evoluzioni della crisi, con l'occhio ai movimenti di Marco Follini e dell'Udc, un partito che sembra voler passare «dal populismo padronale (di Berlusconi) a linee moderate». Fassino osserva una verifica sempre più confusa, lontana dai problemi del paese. Il segretario ds dice che hanno già messo le mani nelle tasche dei cittadini e ora ripropongono tagli per il Sud e gli enti locali, e anche nuove tasse, ben sapendo che, nelle condizioni create dalla destra, per chiunque governi, la riduzione della pressione fiscale rischia oggi di essere «illusoria». Luciano Violante vede nel centrodestra un processo disgregativo «inarrestabile», ma ricorda polemicamente che anche Udc e An, oggi in angustie, hanno votato tutte le «leggi vergogna» del cavaliere.
Rifondazione e comunisti italiani, con Franco Giordano e Oliviero Diliberto, insistono sulle dimissioni di Berlusconi, artefice anche lui del «teatrino della politica», e sull'ipotesi di elezioni anticipate. Anche i verdi vedono questa prospettiva come l'unica via d'uscita. Pecoraro Scanio è del parere che, se non subito, il governo crollerà in autunno, perché ora può tenerlo insieme solo il collante del potere. Clemente Mastella parla di spettacolo indecente, ma critica anche il centrosinistra, che non sa darsi ancora un «tavolo per il programma».
Anche il centrosinistra ha comunque le sue belle discussioni. Ieri si è discusso a lungo sul voto per il rifinanziamento della missione militare italiana in Iraq (l'ultima volta si era votato per il ritiro). Fassino assicura: «Voteremo no alla missione in Iraq perché non ci pare che siano intervenuti fatti che comportino un mutamento di rotta». Proposta, aggiunge Fassino, che sarà portata domani all'assemblea dei 3 gruppi parlamentari dei Ds, dello Sdi e della Margherita e successivamente alla riunione comune dei parlamentari della lista Prodi. Rutelli Conferma: «Una decisione unitaria, lineare e convincente. La situazione irachena mantiene tutte le sue preoccupanti realtà. Occorre investire sull'Onu ma si tratta di un cammino lungo e difficile».

DI Renato Venditti