Iniezione di staminali al cuore
ROMA. Una iniezione di sole cellule staminali direttamente dentro il cuore, nell'area malata. E' stato trattato cosi, per la prima volta in Italia, un uomo di mezza età che era affetto da ischemia cronica e che non poteva essere curato con tecniche come l'angioplastica o il by pass coronarico. Il paziente, dopo i test di controllo, ha mostrato un significativo miglioramento della ischemia cardiaca.
Questo, spiegano gli esperti, lascia ben sperare per il proseguimento delle ricerche sull'applicazione delle staminali. E' stato un convegno per la presentazione di un progetto europeo, coordinato da ricercatori italiani dell'Istituto Dermopatico dell'Immacolata di Roma, a portare alla luce il singolare caso effettuato quasi un anno fa al Centro cardiologico Monzino e che potrebbe aprire la strada alla terapia cellulare per la riparazione del cuore. «Per il momento si tratta solo di uno studio pilota che ha coinvolto quattro persone e che non deve indurre false speranze», avverte Giulio Pompilio, cardiochirurgo del Monzino che ha condotto la ricerca. Lo studio, infatti, doveva dimostrare solo la fattibilità della tecnica dell'uso delle staminali e la sicurezza del metodo.
Dei quattro malati trattati, tre hanno ricevuto oltre all'intervento di by pass coronarico una iniezione di cellule staminali; la quarta solo staminali. I test funzionali che sono seguiti ai trattamenti, ha spiegato Pompilio, hanno dato risultati positivi e si sono potuti documentare i miglioramenti della funzione del cuore». Le cellule staminali - ha spiegato il biologo molecolare Maurizio C. Capogrossi, che coordina il progetto Ue - sono state ottenute dagli stessi pazienti grazie ad una tecnica di stimolazione del midollo osseo provocata da un farmaco il G-csf (granulocyte colony stimulating factor). Successivamente, dal sangue del paziente sono state selezionate e prelevate solo alcuni progenitori di cellule endoteliali, quelle che rivestono i vasi del sangue, che sono stati iniettati dentro la parete del cuore malato. «Il nostro interessamento per lo studio dell'attivazione delle cellule staminali cardiache - spiega Capogrossi, che ha lavorato per un decennio negli Stati Uniti - nasce dal fatto che da anni pensiamo che si possano utilizzare per la cura delle arteriopatie delle gambe, quelle che portano spesso alla formazione di ulcere della pelle e all'amputazione degli arti. Ma i meccanismi molecolari di base dell'attività delle staminali sono uguali anche per le staminali che riparano il cuore». Al progetto europeo sull'uso delle staminali per il cuore (1.900.000 euro) collaborano quattro centri italiani su dieci: oltre all'Idi di Roma, al quale è affidato il coordinamento, ci sono il centro cardiologico Monzino e l'università Bicocca di Milano, il centro di biomolecolare di Monterotondo, vicino Roma. E una industria italiana studierà la possibilità di coltivare le cellule staminali in provetta, manipolarle geneticamente per renderle più efficaci.