Dalla monarchia assoluta al rischio di una crisi al buio


La monarchia assoluta di Silvio Berlusconi non piace davvero più a Marco Follini. Dopo una dura intervista, il segretario dell'Udc ha inviato una ancora più dura lettera al capo del governo. La lettera contiene, da un lato, le richieste chiare e nette che Berlusconi stesso pretendeva; dall'altro, le condizioni insormontabili per la permanenza al governo dell'Udc e, contemporaneamente, le condizioni effettive per il passaggio alla monarchia costituzionale.
Su ciascuna di loro, Follini sembra già contare sull'aiuto di qualche protagonista della vita politica ed economica italiana, e non solo. La nomina immediata di un nuovo ministro dell'economia è voluta, fra gli altri, anche dal presidente della Confindustria Montezemolo e dai ministri dell'Ecofin. A Montezemolo, non piace neppure la devolution, per altro sgradita anche ad una parte non piccola di Alleanza Nazionale. Il conflitto di interessi; a cominciare dal centrosinistra nelle varie espressioni, ai quali si aggiungono lo stesso presidente della Repubblica e la maggioranza del Parlamento europeo. Infine, quarto punto, una legge elettorale proporzionale costituisce il non più tanto oscuro oggetto del desiderio di quasi tutti i piccoli partiti del centrosinistra, oltre che, naturalmente, dell'Udc e degli ex democristiani ovunque si trovino.
La lettera di Follini è, dunque, una specie di ultimatum che potrebbe persino rendere inutile, come suggerisce il capogruppo Udc al Senato D'Onofrio, la riunione non stop prevista per la giornata di domenica. In questo caso, tutto verrebbe deciso, a meno che non si proceda secondo i canoni della prima Repubblica, in occasione del dibattito parlamentare di mercoledi prossimo. Difficile, comunque, che Berlusconi possa accettare tout court le «pretese» di Follini, ma altrettanto improbabile che Follini possa giustificare la sua uscita dal governo semplicemente con alcune inadempienze del presidente del consiglio. Insomma, la crisi che si ha sembrerebbe lunga e complicata. Con ogni probabilità, contando su precedenti illustri, il presidente della Repubblica non scioglierebbe il Parlamento.
Il rischio è che la direzione intrapresa finisca, poichè il centrosinistra non è affatto preparato a subentrare al governo senza un passaggio elettorale, in un pasticciaccio consociativo. Certo la monarchia assoluta era diventata intollerabile. Purtroppo per lui e per il sistema politico italiano Berlusconi non ha voluto capirlo per tempo e adesso è diventato più intricato per tutti riformare gli aspetti più intollerabili, alcuni dei quali colpiscono al cuore il suo personale sistema di potere e, persino, la sua statura politica. Per una monarchia costituzionale da costruire in fretta e furia sarebbero indispensabili statisti e costituzionalisti capaci e disinteressati. La crisi dirà se in Italia ne esistono ancora. Al momento, continuano a vedersi quasi esclusivamente interessi di parte e di partito.

Gianfranco Pasquino